Mercoledi, 28 giugno 2017 - ORE:19:22

Sempre più vicine le elezioni: Mario Monti vuole il bis e attualmente registra più del 14% dei consensi

Mario Monti

Mario Monti

Mario Monti e “Scelta Civica”

Anche se nel settembre del 2012 il Presidente della Bocconi, Mario Monti, aveva affermato: Non mi candiderò alle prossime elezioni politiche, non ne ho bisogno. Penso che sia importante che la vita politica riprenda in Italia, mi auguro con maggiore responsabilità e maturità. Soltanto tre mesi dopo però il premier italiano si è ricreduto, sostenendo d’aver gettato le basi per l’uscita dell’Italia dalla crisi.

Mario Monti si presenta dunque come il leader del partito “Scelta civica”, una coalizione centrista ancora non ben definita.

I criteri di candidabilità

Il premier uscente ha anzitutto voluto definire i criteri fondamentali di candidabilità – ben più severi rispetto alla legge vigente – a cui chiunque volesse operare al suo fianco dovrà sottoporsi; tali criteri riguardano soprattutto le condanne ed i processi in corso d’opera, l’esistenza di conflitti d’interesse, il coinvolgimento in fatti di mafia ed infine limiti connessi alla pregressa attività politica e parlamentare.

Questa scelta non può che rincuorare i gli elettori italiani che sembrano prestare sempre più attenzione tanto alla sua colazione centrista quanto al singolo partito. Infatti, in base ai rilevamenti del 25 gennaio, entrambi risultano in costante crescita, registrando rispettivamente il 14,2% e il 9,4% delle intenzioni di voto.

Tra le ragioni della candidatura che il presidente del Consiglio ha annoverato non compare il personale desiderio di dare una svolta alla propria carriera, essendo tra l’altro già senatore a vita, piuttosto vi è la viva ambizione di aiutare concretamente l’Italia e non vedere il Bel Paese dissipare le proprie risorse e restare in recessione. Pertanto il Professore in questione ha ritenuto fondamentale chiarire i due punti cardine delle sue future azioni politiche, ossia rigore e crescita, accennando anche ad una possibile nonché probabile riduzione delle tasse.

Gli Obiettivi annunciati

L’obiettivo sarebbe dunque quello di ridurre l’Imu già nell’anno in corso, mentre l’Irap e l’Irpef a partire dal 2014; gli interessati, ancora secondo il leader di ‘Scelta Civica’, saranno soprattutto gli italiani con i redditi medi e bassi. Chiaramente, questo piano è soggetto a tre condizioni essenziali: in primis i tassi di interesse non devono superare i livelli attuali; anche la spesa corrente dovrebbe essere ridotta e la lotta all’evasione deve diventare una priorità.

Il rinnovato interesse verso il meridione

Inoltre, in occasione della sua recentissima visita a Napoli, Monti ha dimostrato il suo interesse nei confronti del Meridione italiano affermando che opererà a favore delle regioni più problematiche; ha poi concluso il suo discorso asserendo che il Mezzogiorno non è un peso per l’Italia, piuttosto dovrà essere visto come un’importante via attraverso cui far rinascere il Paese.

Giustificando la candidatura a sorpresa, il premier dimissionario ha affermato che uno dei suoi obiettivi primari consiste nel avvicinare i cittadini alla politica e, contemporaneamente, rendere la politica più incline a risolvere il problema dei singoli cittadini. In questo ultimo mese poi, il Professore ha apertamente risposto alle molte accuse che gli erano state rivolte dai leader degli altri partiti e non ha mancato di criticare l’operato di entrambe le fazioni italiane.

Le accuse di Berlusconi

Silvio Berlusconi, in particolare, qualche settimana fa si era scrollato di dosso le responsabilità della crisi e della recessione attribuendole in toto a Monti e ha dichiarato proprio riguardo la candidatura del premier uscente: “Se vinceste cinquanta mila euro al totocalcio a chi li dareste per investirli? A un professorino come Monti?” Ma il premier uscente non è restato in silenzio ed in più di un’occasione ha risposto a tono non solo a Berlusconi ma anche ad Alfano, accusandoli entrambi di diffondere notizie dalla dubbia veridicità.

Una coalizione, ma senza il Cavaliere

Monti ha anche pensato all’istituzione di grandi coalizioni finalizzate alla creazione delle riforme che permetterebbero all’Italia di uscire dalla crisi, ma – ha sottolineato con chiarezza – Berlusconi ne resterà fuori, nonostante abbia aperto le porte al popolo del Pdl. Questa grande opposizione ha comunque scatenato l’ironia di Bersani che ha affermato a Padova: “Lasciamo stare la grande coalizione, per l’amor di Dio…”

Anche se apparentemente la politica finora attuata da Monti ha lasciato gli italiani – soprattutto i meno addentro – piuttosto perplessi, i punti salienti del suo programma politico sembrano piacere a gran parte della popolazione a prescindere dal proprio orientamento politico. Nonostante faccia ben sperare, il programma proposto dal Professore non appare eccessivo o irreale – cosa che non di rado allontana gli elettori più accorti. Inoltre, immaginare un drastico taglio alle tasse in un tale stato di allerta (proposto per altro dallo stesso Berlusconi) è impossibile. Al contrario, è più facile pensare ad un graduale ritorno alla normalità ed è incoraggiante pensare ad un presidente del Consiglio che tenda a una politica attenta alla popolazione con reddito medio o basso.

Allo stesso modo, un’attenzione alla mai superata questione meridionale sembra doverosa e, anche in questo campo, Monti fa ben sperare.

Perplessità sulle Alleanze con Fini e Casini

Alla luce di ciò, dovremmo però chiederci se in qualche modo questo programma non contrasti con le alleanze stipulate dallo stesso Monti, primi fra tutti Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini; insomma, due politici dell’Italia vecchio stampo, che ha ben poco di riformista. Inoltre, entrambi i politici annoverati sono stati in passato invischiati in scandali e inchieste; Casini infatti è stato nel 2011 coinvolto in quella che è stata definita la ‘nuova Tangentopoli’, mentre Fini è stato vittima del cosiddetto scandalo Montecarlo. Bisogna poi sottolineare che la partecipazione di Casini e, ancor più, quella di Fini alla coalizione di Monti ne invalidano la stessa essenza centrista.

Mantenere le promesse

È chiaro dunque che tra la teoria e la pratica la distanza è abissale: Monti finora è stato bravissimo a promettere la risoluzione d’ogni problema italiano (politici condannati, crisi e recessione, questione meridionale), ma i suoi stessi fatti sembrano smentirlo. Per altro, i problemi della politica italiana sono invariati da più di un ventennio e la causa primaria sembrano essere proprio i politici.



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