Sabato, 16 dicembre 2017 - ORE:08:16

Il piano Junker per fronteggiare l’emergenza profughi, ma l’Europa non è abbastanza unita

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Il piano di Junker: obbligatorio accogliere 160mila profughi

Con le parole con cui s’intitola questa riflessione, il presidente della commissione europea Jean Claude Junker ha messo in evidenzia come l’UE non esista se non per meri fatti economici e burocratici (come più volte da noi denunciato, come nell’articolo “Si può ancora parlare d’Europa?“).

L’occasione che ha portato Junker a proferire parole così dure è ancora una volta l’emergenza profughi, tema scottante degli ultimi giorni. L’Onu, qualche giorno fa, ha segnalato che il fenomeno sarà inarrestabile per altri 20 anni e diventerà sempre più problematico se la politica dei Paesi africani e del Medio Oriente rimarrà instabile.

Sanzioni a chi si oppone al piano

Il piano straordinario proposto da Junker prevede la suddivisione di 160mila profughi in quote obbligatorie per ogni Paese membro. Si intuisce bene che l’obbligatorietà delle stesse diventa causa di accesi malumori fra i vari membri dell’UE; basti pensare che i Paesi dell’Est, in particolare Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, hanno fatto fronte comune contro il piano suddetto, riunendosi a Praga per adottare una linea comune.

Sulle medesime posizioni si schierano anche i Paesi del Nord, la Danimarca, infatti, avvalendosi delle eccezioni sulla politica comunitaria su giustizia e interni, ha già dichiarato la sua contrarietà alle quote.

Junker, per fronteggiare i malumori e affermare l’obbligatorietà del provvedimento, ha previsto delle sanzioni per i Paesi inadempienti pari allo 0,002% sul PIL dei Paesi che decidono di non adeguarsi al piano. Dall’altro lato, finalmente, si è compreso che il problema deve essere risolto alla radice, pertanto il piano prevede 1.8 miliardi di euro per supportare la crescita dei Paesi del sud del mondo.

Abbattere l’ostilità nei confronti dei profughi

L’altro problema da risolvere è l’indifferenza/ostilità di noi cittadini democratici di fronte a un problema così scottante; emblematico al riguardo è lo sgambetto di Petra Lazio, camerawoman dell’emittente televisiva ungherese N1TV, contro una giovane profuga. Noi cittadini dei Paesi democratici, forse, abbiamo dimenticato i tanti viaggi della speranza che hanno visto protagonisti i nostri antenati per fare fortuna altrove perché le loro patrie non garantivano sufficienti standard vitali. Ricordiamoci, come detto nel precedente articolo, che le cause di questo fenomeno allarmante sono imputabili sono alle nostre politiche scellerate che hanno annientato la fisionomia delle culture del sud del Mondo. Dopo aver creato il danno e dopo aver vissuto le medesime dinamiche, non possiamo né rimanere indifferenti né dimenticare il nostro passato. L’altro in difficoltà non è qualcuno di cui aver timore, ma un uomo che vuole essere ascoltato e sopratutto considerato come tale.



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