Martedi, 22 agosto 2017 - ORE:18:48

Si può ancora parlare di Europa?

grexit

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La questione greca ci pone, inevitabilmente, il dubbio dell’esistenza o meno dell’Unione Europea. Difficilmente potremmo rispondere di sì, l’eventuale fuoriuscita della Grecia, infatti, sarebbe il suicidio di un continente che dimentica la sua storia e la sua cultura. Rimangono, ovviamente, le colpe da entrambe le parti.

L’Europa sembra aver perso il lume della ragione, non ci troviamo dinanzi ad una comunità, ma dinanzi ad una accozzaglia di Paesi che continua a pugnalare l’idea di un vera Unione Europea, un’unione che sorge dall’idea di stare insieme nella diversità. La diversità è una perla ed è nella diversità stessa che si trova la bellezza dello stare assieme per condividere esperienze e fisionomie differenti. L’idea di un’unione nella diversità si fonda e si radica sulla solidarietà gratuita e incondizionata; si cammina, si cresce, ci si forma e ci si educa assieme, sempre nel rispetto reciproco.

L’Europa che abbiamo visto, però, non ha nulla di tutto ciò, gli intenti dei padri nobili dell’Unione sono stati smarriti, ci si è dimenticati delle relazioni, delle vite umane, dei pensieri, delle idee, si è incentrato un cammino illusorio, fallace e, sopratutto, lontano da ogni sentire umano, il percorso economico – finanziario. Senza ombra di dubbio, l’economia in ogni Paese è uno strumento utile e necessario che mette in relazione i talenti e le bravure degli uomini, ma se essa diventa fine e potere non fa che ingabbiare l’uomo e portarlo al suicidio dell’umanità.

Ecco, questo è quello che che è successo in questi giorni, parlare di una Grexit, ossia di un’uscita della Grecia, è impensabile, è contro l’idea stessa di comunione, di solidarietà e di comunanza nella diversità. La Grecia è colei che ha dato i natali a tutto e a tutti, è come il figlio che rinnega la madre e la caccia dalla famiglia. Questo è il suicidio di un percorso nobile come quello dell’Unione Europea. Perché non si è arrivati ad una politica europea? Perché non si è arrivati ad un’Europa più Europa con meno egoismi statali?

Senza ombra di dubbio, entrando nel merito, ci sono delle colpe da imputare alla Grecia per il mantenimento dei soldi pubblici, perché per un paese moderno con una popolazione longeva è impensabile il pensionamento “giovanile”, ossia alla soglia dei 50 anni,  sono impensabili esoneri economici in capo a soggetti che, invece, potrebbero e dovrebbero partecipare alla contribuzione economica del Paese.

Colpe da entrambe le parti, ma l’Europa ha il peso maggiore sulla vicenda. I leader europei devono avere ben chiaro che, in questi momenti, stanno scrivendo la storia, pertanto l’invito è quello di non redigere una brutta e orrenda pagina della storia dell’uomo. Non prevalgano i dettami economici, non prevalgono i numeri, non prevalgano i segni più o meno su uno schermo finanziario, possano, invece prevalere gli uomini, le loro vite, la cultura, la comunanza, l’unione nella diversità e, sopratutto, il rispetto.



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