Venerdi, 26 maggio 2017 - ORE:18:42

Napolitano festeggia il 25 aprile a Roma


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L’ombra pesante delle tensioni politiche si allunga anche sulle celebrazioni del 25 aprile. Accade così che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, inviti a guardare oggi al «coraggio, fermezza e senso dell’unità che furono decisivi per vincere la battaglia della Resistenza». Ma per Beppe Grillo «il 25 aprile è morto nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bilderberg». Fischi hanno accolto il presidente del Senato Pietro Grasso a Marzabotto. Mentre la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha approfittato della ricorrenza per chiedere «l’abolizione del segreto di Stato per le stragi di mafia e terrorismo». Il premier incaricato, Enrico Letta, da parte sua, ha fatto sapere con un tweet di essere stato in mattinata alle Fosse Ardeatine prima di rituffarsi nelle consultazioni.

Napolitano risponde a tutti

Napolitano calibra le parole per rispondere a chi, nel corso della sua visita al Museo della Liberazione di Roma, gli chiede cosa pensi di questo 25 aprile 2013. «Siamo – riconosce – in giornate di un tempo di crisi ed è venendo in un posto come questo, in generale tutti i luoghi in cui è cominciata la Resistenza, che abbiamo molto da imparare sul modo di affrontare i momenti cruciali: coraggio, fermezza e senso dell’unità che furono decisivi per vincere la battaglia della Resistenza». Enrico Letta, spiega di essere andato alle Fosse Ardeatine, perché ha «sentito il bisogno, la necessità, in una giornata come questa, di rendere omaggio alla memoria di quanti si sono battuti e sacrificati per la liberazione dell’Italia e per la democrazia».

Nei luoghi della memoria riecheggia la frase: il 25 aprile è morto

Dai luoghi della memoria al web la musica cambia. In un lungo post sul suo blog dal titolo `Il 25 aprile è morto´, Grillo riecheggia la celebre `Dio è morto´ di Francesco Guccini per elencare i motivi per i quali considera defunta la ricorrenza. «Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bilderberg – si legge – il 25 aprile è morto, nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto, nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto» e così via fino all’amara conclusione: «oggi evitiamo di parlarne, di celebrarlo, restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti. Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere».



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