Domenica, 23 luglio 2017 - ORE:02:54

In Italia tutti pazzi per Obama


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La conferma di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti d’America, arrivata questa notte, ha suscitato un coro unanime da parte del mondo politico italiano. Da sinistra a destra, passando per centristi e tecnici, si è levato infatti un plauso all’unisono, quando la rielezione del presidente uscente è stata confermata dai dati ufficiali.

Dall’ala destrorsa sono scaturiti i commenti di Angelino Alfano, segretario del Pdl, che ha sottolineato come gli Stati Uniti abbiano dato “straordinaria prova di partecipazione democratica”, aggiungendo che vi è un “obiettivo da coltivare insieme e cioè ricominciare a far crescere l’economia americana ed europea”. Anche Roberto Maroni, segretario federale della Lega Nord, insiste su questo punto:  “Aiuti l’Europa a uscire dalla crisi e sostenga sempre Israele e la causa della pace “.

Dalle posizioni più centriste del Terzo Polo, ecco arrivare le reazioni del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, e di quello di Fli, Gianfranco Fini. Il primo spiega di aver tifato Obama poiché “non si può non coniugare il rigore con la difesa dei cittadini più deboli”; il secondo, invece, ha espresso il suo sollievo poiché il pensiero di Romney, a suo avviso, “poteva far correre il rischio di una politica isolazionista che sarebbe stata un grosso problema anche per noi europei”.

Anche dalle istituzioni, Governo e Presidenza della Repubblica, viene accolta con favore la notizia da oltreoceano. Giorgio Napolitano, con il solito garbo,  elogia “l’alto senso di responsabilità” con cui i due candidati hanno rilasciato “espressioni di reciproco riconoscimento e di comune impegno a operare per l’unità della nazione”; probabilmente si starà chiedendo, la più alta carica dello Stato, se ciò potrà mai avvenire anche quaggiù, in Italia. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, invece, guarda con piacere alla “continuazione della cooperazione” fra i due esecutivi, vista “la particolare sintonia che si è venuta creando, a livello personale così come tra i nostri due Governi”.

Tuttavia, è ovviamente il centro-sinistra, lo schieramento maggiormente coinvolto dalla vittoria del democratico presidente afroamericano. E’proprio da questo fronte, infatti, che arrivano i commenti più caldi e più gioiosi per una vittoria, quella del politico nato alle Hawaii, che non era del tutto scontata, anzi.

Il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, si complimenta per la “lezione di democrazia” impartita dai due sfidanti, per poi auspicare che “la sua vittoria sia un esempio per l’Italia”. L’ex magistrato spera forse di sanare la frattura creatasi con gli altri partiti riformisti, per una vittoria degli stessi alle prossime elezioni politiche? La risposta può essere affermativa e l’esempio di Obama, riuscito ad imporsi nuovamente nonostante varie difficoltà, potrebbe far riavvicinare l’Idv a Partito democratico e Sinistra Ecologia e Libertà.

Proprio dai maggiori esponenti di Pd e Sel, infine, le note all’accaduto di questa notte più accese e trapelanti ottimismo per il futuro.

Il segretario del partito “ammiraglio” del centro-sinistra, Pier Luigi Bersani, dichiara con enfasi: “Obama ha vinto combattendo ogni linguaggio populista, scegliendo la strada della verità e mettendo al centro i temi della solidarietà e del lavoro. Con Obama vince l’America dell’inclusione e delle opportunità”. Ha poi concluso rivolgendosi al popolo della Sinistra italiana, con l’esortazione “ora tocca a noi”.

Il maggior rivale di Bersani alle primarie del 25 novembre, Matteo Renzi, non ha fatto mancare le proprie idee riguardo alla vittoria democratica e, citando il discorso del presidente confermato, l’ha definito come portatore di “speranza, emozione e coraggio come a Boston nel 2004 o nella campagna per le primarie del 2008”.

Il “terzo incomodo” delle elezioni che decideranno il futuro candidato premier del centro-sinistra, Nichi Vendola, ha invece affidato al social network  Facebook la propria gioia. Sul suo profilo è stata pubblicata la foto dell’abbraccio fra Barack  Obama e la moglie Michelle, subito dopo il conforto dei dati ufficiali, con la didascalia “Four more years”.

Insomma, l’”onda Obama” può rinvigorire il centro-sinistra italiano, fungendo da ispirazione per  un fronte unito di progressisti che possa realmente ambire ad arrivare al governo. Di contro, però, guai a basarsi solo su questo: l’Italia e gli USA non sono la stessa cosa, imitare le campagne elettorali del presidente confermato non basterà. Già nel 2008, al grido di “Si può fare”, ci aveva provato Walter Veltroni; certo le condizioni non erano facili per lui, anzi. Alla fine, però, non solo perse le elezioni, ma anche il ruolo di segretario del partito che aveva fondato. Lo stesso discorso lo si può applicare a Matteo Renzi, candidato alle primarie sopra citate. Il sindaco di Firenze, nella sua campagna elettorale, si è appropriato di contenuti tipicamente “obamiani”: camicia bianca con maniche arrotolate e  cover del cellulare con i nomi di Obama e Biden fra gli esempi più lampanti. Ma per il Rottamatore, forse, è meglio ricordare la sorte di quello che è stato fra le prime vittime del meccanismo della rottamazione.



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