Mercoledi, 20 settembre 2017 - ORE:01:34

Tra Renzi e Bersani ormai è battaglia


renzi

Se mai c’è stata, la tregua è ufficialmente rotta. Nel Pd è scontro aperto tra Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani. Il sindaco rompe la pace interna e scuote il Pd in una fase delicatissima per l’elezione del nuovo Capo dello Stato e per il governo. «Bersani decida: o si fa un accordo con Berlusconi o si fa votare, non si può stare fermi», è la sfida del sindaco, che sbarra la strada alla soluzione del governo di minoranza del leader dem. Una guerra per la premiership che Bersani non ha intenzione di subire, accusando il rottamatore di intelligenza con il nemico e tirando dritto per la sua strada.

Adesso il rottamatore è ufficialmente all’attacco

La sfida di Renzi non usa giri di parole e non sembra offrire più sponde di dialogo. «Decidetevi, basta fare melina – attacca il rottamatore – persino la Chiesa, che non è un modello di speditezza, ha fatto velocemente». Un affondo a tutto campo che lambisce anche l’ultimo tentativo del Quirinale di avvicinare, con il lavoro dei saggi, i partiti. «Non stiamo perdendo tempo» chiarisce il presidente Giorgio Napolitano nonostante il sindaco avesse precisato che «è assurdo dare la colpa al Capo dello Stato per la situazione politica».

Il partito è ancora diviso

Ma è dentro il Pd che l’accelerazione di Renzi apre la guerra e profila un muro contro muro tra le truppe di Bersani e quelle del rottamatore destinato ad avere un vincitore e un vinto. Il segretario si limita ad un gelido «siamo qua», irremovibile sul suo progetto, ma arma le truppe. «Andare adesso al voto sarebbe da irresponsabili con questa legge elettorale», avverte Alessandra Moretti. Anche Davide Zoggia è netto: «Il Pd è ottimista sulla possibilità di far nascere un governo di cambiamento. L’alternativa tra governissimo col Pdl o voto è la proposta che Berlusconi ossessivamente lancia dal primo giorno. Se Renzi vuole governare con il Cavaliere si accomodi. Ma è disonesto intellettualmente attribuire a chicchessia l’impasse istituzionale. L’impasse deriva dall’incrocio delle scadenze con l’elezione del presidente della Repubblica». «Non è giusto attribuire ad alcuno l’impasse istituzionale che attraversiamo», dice la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli. Tra i più critici c’è Beppe Fioroni: «Un’intervista sconsiderata», dice.



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