Domenica, 17 dicembre 2017 - ORE:15:47

Movimento 5 Stelle: dove è finita la tua dignità?

movimento 5 stelle

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Una parentesi sui fatti delle ultime settimane

Abbandonando le vesti classiche del giornalismo, vorremo avviare un excursus sulle ultime vicende parlamentari che hanno visti protagonisti i deputati grillini e i loro atteggiamenti. Cosa è successo, precisamente? La scorsa settimana, la Camera dei Deputati era chiamata ad approvare o meno il decreto Imu-Bankitalia che, essendo oramai prossimo alla scadenza, doveva essere, secondo indirizzo del Governo, approvato immediatamente, in caso contrario, il decreto sarebbe decaduto del tutto.

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Le proteste del Movimento 5 Stelle al suono della tagliola

Per accelerare i tempi, la Presidente Boldrini ha applicato, per la prima volta nella storia della Camera, la ghigliottina, meglio conosciuta come tagliola, tagliare per l’appunto gli interventi e passare immediatamente alla votazione. Sappiamo come è andata a finire: il decreto è passato, ma in contemporanea si è assistito a vere e proprie bagarre in aula, che hanno visto protagonista la deputazione grillina, contraria all’approvazione. La Boldrini, dal suo canto, ha giustificato l’applicazione dello strumento della tagliola, previsto dal regolamento della Camera dei Deputati, dichiarando che la mancata approvazione avrebbe ripristinato la seconda rata dell’Imu per tutte le famiglie italiane, mentre i grillini giustificano la loro agitazione accusando il Governo di aver unito l’affaire Banca d’Italia alla questione Imu, cosicché ne fosse assicurata l’approvazione.

La vicenda, che come sappiamo ha visto anche il deplorevole schiaffo del questore Stefano Dambruosio, area Scelta Civica, alla grillina Loredana Lupo, non si è conclusa qui, infatti, il giorno successivo, la Camera ha visto accendere veri e propri focolari interni; i deputati grillini hanno bloccato i lavori delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia, ed hanno occupato l’anticamera dell’Ufficio della Presidenza. offese grillo Nel frattempo, nella Commissione Giustizia si era avviato un confronto acceso tra i deputati del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle, quando il grillino Massimo De Rosa ha offeso le donne del Pd, dicendo loro di essere lì solo perché brave a praticare sesso orale. Offese che, ovviamente, sono adesso protagoniste di querele. Qualche giorno e le offese sessite, tanto da far coniare online il termine di pornopolitica, hanno mirato la Presidente Boldrini, protagonista di un post di Beppe Grillo intitolato “Cosa faresti in auto con la Boldrini?“. Ovviamente si possono immaginare le risposte che hanno riacceso il dibattito sulla vicenda.

Avete dimenticato il significato di decenza, rispetto e dialogo?

Ricordiamo che il Parlamento è il luogo principe della Democrazia e pertanto, sebbene abbiamo assistito, lungo la storia della nostre Istituzioni, ad azioni, immagini, proteste delle opposizioni, queste, sono sempre rientrate nella normale prassi politica, prevedendo, qualora si fossero ravvisate delle irregolarità, le sanzioni che i regolamenti delle due Camere prevedono. Si potrebbe giustificare il tutto affermando che si voleva evitare l’approvazione di un decreto infamante? Bene, si proceda mediante le normali strumentazioni che il nostro sistema prevede; si proceda mediante dissensi che, però, mantengano il rispetto e il decoro della carica che si ricopre, definita dalla Carta Costituzionale stessa, pubblico ufficio.

Il politico, infatti, assume una funziona pubblica elettiva e pertanto deve sentire su di sé la responsabilità del proprio agire; deve sentire su di sé il sangue versato dai  Padri della nostra Patria per giungere all’attuale sistema; deve sentire su di sé la volontà dei Costituenti che, inorriditi ancora dal fascismo, hanno garantito alle opposizioni gli strumenti adatti a manifestare il loro dissenso; deve avvertire su di sé il peso del Popolo italiano. Perché non confrontarsi? Perché non accettare un dialogo, magari, come dice Grillo, senza alcun accordo di Governo?Perché non dialogare sulle questioni, sui decreti, sulle proposte di leggi, piuttosto che un continuo ed eterno “no”? Ricordiamoci che il dialogo è il fondamento di una società, nessuno, infatti, è detentore della verità e allora, come riconosceva Habermas, nella fallibilità, ovvero nell’essere consapevole che io non sono detentore della verità, mi confronto, ascolto l’altro, per tendere, prendendo questa volta le parole di Popper, alla verità. Questo è il vero principio democratico.

Nessuno può cementare la propria considerazione, perché tale rimane; essa non può essere confusa con il Giusto, il Bene, la Verità, perché, come detto, siamo in un mondo fallibile, in cui, necessario risulta l’altro. Esempio pratico? L’Assemblea Costituente. I Costituenti, infatti, partivano, ciascuno, da posizioni differenti, a tal punto da far accendere i loro animi, ma, consapevoli dell’obbrobrioso passato e consci del futuro che dovevano dare ai figli dell’Italia, si sono confrontati, anche aspramente, per giungere alla Costituzione. L’invito che rivolgiamo al Movimento Cinque  Stelle, mosso anche da buoni propositi, è quello di aprirsi al confronto, di non cedere mai ad atteggiamenti che ricordano fasi oscure della nostra Storia, a non agire politicamente con uno stato d’animo d’ira, di rabbia, perché si rischia solo l’oscurantismo delle Idee. Conosciamo il modus agendi di alcuni fenomeni, perché solo tali possono essere definiti, sebbene il male commesso, che amplificando la pancia del paese, e quindi riprendendo tematiche scottanti, quali tasse, crisi, lavoro e quant’altro, hanno sempre una risonanza massima, tanto da riscuotere grandi successi elettorali.

Si dà spazio anche alla violenza, si agisce contro le regole, perché? Giustificati, dicono, dalla rabbia e dall’ira. Il politico vivrà, certamente, le sue ansie, le sue emozioni, ma non potrà mai agire se furibondo, se risponde ad uno stato d’animo particolare. Per governare, gestire o altro, occorre un’intuizione che comprenda serenità e ascolto, dialogo e confronto. L’invito di noi giovani allora? Non alla violenza, no agli spot dello spaccare tutto, no alle offese, si alla Politica con la P maiuscola. offese

Indignazione

Riprendiamo la Politica, sì, quella con la P maiuscola, fatta di dibattiti, lotte, consensi, quella che sostanzialmente non esiste se non a livello ideale di un giovane studente speranzoso oramai. Ad oggi non è sicuramente roseo il panorama politico, tuttavia un minimo di contegno e di ipocrita facciata perbenista erano rimaste. Ma no, i rappresentanti del Movimento 5 Stelle non si accontentano e vanno a fondo, manifestando liberamente, come un rutto a pieni polmoni, il loro acre dissenso. Trascendiamo dalla partitica, potevano essere del PD o della Lega, non importa, da condannare senza esitazione sono gli atteggiamenti incivili e le volgarità dell’essere umano. I rappresentanto del Movimento hanno veramente perso la loro dignità nel momento in cui in parlamento portavano i cappi, quando i lori attacchi vertevano sulla persona fisica e non sulle idee di questa. Dopo questi fatti il Movimento ha fallito. Ha fallito:
1) perché ha manifestato il suo dissenso con la violenza
2) perché Grillo lancia il sasso e nasconde il braccio
3) perché un militante ha voluto diffondere una foto in cui brucia un libro il cui autore aveva manifestato il suo dissenso nei confronti del Movimento
4) Perché ha espresso la sua rabbia nel modo più becero e vigliacco: portandolo in Rete. In Toscana diciamo ”ti sei tirato la zappa sui piedi da solo”. Così il M5S si è fatto un clamoroso autogoal, dando spettacolo della totale inciviltà dei suoi parlamentari e dei suoi alti ufficiali. Nessuno si augurerebbe di essere governato da chi brucia libri, porta cappi in parlamento e ironizza sulle molestie alla presidente della Camera.



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