Venerdi, 15 dicembre 2017 - ORE:09:09

Italicum: andiamo a vedere di cosa si tratta

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Proteste e opposizioni

Nonostante le bagarre, il file rouge della politica italiana in questi giorni è l’italicum: la nuova legge elettorale. La proposta, frutto dell’accordo fra Berlusconi e Renzi, incontro criticato che ha visto inasprire i rapporti interni al Pd, portando alle dimissioni di Gianni Cuperlo, ha superato i primi ostacoli: i lavori di commissione e le pregiudiziali presentate e discusse, mediante voto segreto, alla Camera dei Deputati. Sebbene i grillini abbiano creato una situazione di stallo, visti i noti scontri, la commissione Affari Costituzionali, ove si discuteva dell’italicum, ha votato con difficoltà, approvando il testo che a breve giungerà in aula. Per la discussione alla Camera, rassicura la Presidente Laura Boldrini, è stato previsto un tempo di 22 ore circa, permettendo così il più ampio confronto. La Lega Nord, con l’appoggio di Fratelli d’Italia e del Movimento Cinque Stelle, ha chiesto che il testo base sia ri-votato dalla commissione, per permetterne il regolare confronto e svolgimento dei lavori sul tema. Renzi, soddisfatto dell’acceleramento, ha espresso tutto il suo apprezzamento, auspicando anche un procedimento analogo per le altre riforme che, a breve, approderanno in Parlamento.

I punti dell’Italicum

Cosa prevede, precisamente, l’attuale bozza? Innazitutto si abbandona il sistema proporzionale, l’italicum, infatti, ha una veste maggioritaria, ovvero permetterà la creazione di due poli, evitando, secondo la strutturazione voluta da Renzi, il frazionamento in piccoli partiti che, come visto in passato, bloccano l’azione del governo mediante l’arma del ricatto politico. Grande novità è il doppio turno, ossia l’inserimento del ballottaggio nel momento in cui nessuno dei partiti o delle coalizioni, a primo turno, abbia raggiunto il 37%, gradino necessario per il premio di maggioranza del 15%. Se la soglia individuata  (prima indicata a 35% e poi aumentata al 37% per non incorrere a incostituzionalità, visto che si concedeva un premio eccessivo con una soglia assai bassa) fosse raggiunta, sarebbe assegnato al partito o alla coalizione vincente il 55% che, in termini di scranni parlamentari, sarebbero 340 seggi. Se, invece, la soglia non fosse raggiunta, si procederebbe al ballottaggio fra i primi arrivati al primo turno; il vincitore vedrebbe assegnarsi 327 seggi.

Il criterio di distribuzione dei seggi alla Camera sarà nazionale, l’Italia, infatti, sarà suddivisa in tante piccole circoscrizioni, ciascuna della quale potrà assegnare da un minimo di tre a un massimo di sei seggi. Non sarà prevista la preferenza, ma vi saranno mini liste bloccate i cui componenti, a secondo della circoscrizioni, saranno dai tre ai sei. I seggi saranno assegnati secondo l’ordine della lista.

Tematica assai calda, viste le rivolte dei piccoli partiti, è stata quella dello sbarramento necessario per accedere alla Camera. È necessario il 12% per le coalizioni, l’8% per i partiti che si presenteranno soli e il 4,5% per i partiti in coalizione (soglia prima fissata a 5%). Inserita anche la clausola dei partiti territoriali, la così detta salva Lega: i partiti che non si presenteranno in non più di 7 regioni e che raggiungeranno il 9% in almeno tre circoscrizione, potranno accedere alla Camera.

Nonostante la struttura sia oramai pronta, le posizioni dei partiti sul testo rimangono differenziate. Il tema ancora da chiarire rimane l’inserimento della preferenza, gradito al Nuovo Centro Destra, non voluto, invece, da Forza Italia. La legge non prevede forme d’accesso al Senato, perché, fra le prossime riforme da approvare, si dovrebbe avere la nascita della Camera degli enti locali, eliminando il Senato, o la rimodulazione dello stesso. Al contempo, la Presidente Boldrini assicura che entro fine mese la Camera si esprimerà a riguardo, così che l’iter possa procedere speditamente.



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