Domenica, 17 dicembre 2017 - ORE:16:39

Il dilemma dei costi dello Stato

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La politica, negli ultimi anni, ci ha abituati a continui spot pubblicitari sulle riforme da fare e sul cammino da percorrere per migliorare le sorti dell’Italia. Poi, quando occorre votare definitivamente sulle riforme, appaino i primi distinguo.

Le Province? Quasi abolite. Il dilemma del dire e del fare dei costi dello Stato

Il provvedimento Delrio, dopo aver avuto qualche arresto in commissione al Senato, ieri, è arrivato in aula a Palazzo Madama ed è passato con soli 160 voti favorevoli, dopo un Consiglio dei Ministri lampo nel quale Matteo Renzi ha imposto la fiducia, temendo che qualcuno potesse remargli contro. Il provvedimento, pertanto, torna alla Camera e, se non subirà modifiche, sarà definitivo. L’abolizione degli enti provinciali porterebbe un notevole risparmio nelle casse dello Stato sia sotto il profilo tecnico-organizzativo, si pensi agli uffici, sia sotto il profilo politico, eliminando le tornate elettorali. In questi anni molti sono stati i governi, i politici che, apertamente, si sono schierati contro le province, ma, quando gli stessi parlamentari,anche dell’attuale maggioranza sono stati chiamati ad esprimersi a riguardo, molti si sono opposti all’abolizione.

Le spese militari: necessarie o no?

Il Governo, oltre che per una questione di coperture per le riforme da varare nel prossimo futuro, vorrebbe ridimensionare notevolmente i costi sulla difesa, permettendo, al contempo, il recupero di una parte dell’elettorato favorevole al taglio dei costi militari, tendenzialmente di sinistra. Se sin dall’inizio si parlava di accorpamenti, chiusure di caserme e di un taglio delle spese degli F35, adesso si parla, in riferimento a questi ultimi, ovvero ai nuovi caccia bombardieri, di un dimezzamento: da 90 a 45 aerei. Molti, anche qui, i distinguo. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha dichiarato che non occorre tagliare senza prima avere delle priorità e con estrema fretta, si rischierebbe, in caso contrario, un empasse. Lo stesso Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è intervenuto sulla questione, anche se non ha chiamato in causa esplicitamente l’Italia.

Le parole di Obama ribadiscono, quasi fossero un vero stop, che i Paesi della Nato non possono prevedere un ridimensionamento delle spese della difesa. Secondo alcuni, il richiamo all’Italia era più che evidente, sia perché le sue coste, essendo al centro del Mediterraneo, rappresentano punti strategici nelle operazioni Nato, sia perché il dimezzamento dell’acquisto degli F35 comporterebbe serie ripercussioni in America. I soldi che avrebbe sborsato l’Italia, infatti, avrebbero rimpinguato i capitoli sull’occupazione; a tutto ciò fanno eco le parole di Renzi che, senza alcuna maschera, dichiara che preferisce investire sull’educazione e sull’occupazione piuttosto che altrove. Intanto oggi è programmato l’incontro romano tra Obama e Renzi; occorrerà vedere se la questione militare sarà all’ordine del giorno.



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