Mercoledi, 28 giugno 2017 - ORE:19:35

Chi c’è dietro il Movimento 5 Stelle


Il 28 ottobre i siciliani voteranno per decidere chi eleggere nella loro Regione. Come ormai è normale aspettarsi, anche il Movimento 5 stelle sarà presente a questa tornata elettorale, per questo forse è meglio chiedersi cosa dovremmo realmente aspettarci dal movimento e soprattutto capire la vera identità di chi lo rappresenta.

Il caso Favia. È ormai di qualche giorno la notizia che il consigliere regionale dell’Emilia Romagna Giovanni Favia si sia lasciato andare ad alcune sconcertanti rivelazioni durante un’intervista a telecamere spente a un giornalista di Piazza Pulita. Si dice infatti che la democrazia tra i grillini sia precaria o del tutto assente. Causa: l’ingerenza quasi dittatoriale di Grillo e del suo burattinaio Casaleggio i quali, secondo Favia, limitano e coordinano quasi tutte le scelte all’interno del movimento.

Casaleggio. Ora, pensare che dietro Grillo possa nascondersi la figura di Casaleggio risulta alquanto discutibile. Il direttore del tg la7 Mentana, durante la solita trasmissione del fuori-onda, commenta la questione con una banale ipotesi: “Io non penso che dietro un uomo della statura di Grillo e soprattutto con un carattere del genere possa esserci qualcuno. Credo semplicemente che, tanto tempo fa, Lui e Casaleggio si siano incontrati e abbiano scoperto di avere le stesse idee”. Casaleggio è un imprenditore che si occupa di telecomunicazioni e strategie commerciali per il web. Ha una personalità un po’ particolare, a volte si improvvisa indovino e profetizza la fine del mondo, ma detto questo non ha assolutamente la faccia di un burattinaio.

Ma quindi chi c’è dietro il Movimento 5 Stelle?

Nella replica, Casaleggio asserisce di non aver mai influenzato in nessun modo la scelta dei programmi o dei consiglieri da far eleggere nei vari comuni o regioni. Insieme a Grillo rimane tuttavia il fondatore del movimento ed è loro compito far rispettare le leggi dello statuto ( o non-statuto come da loro battezzato) dei 5 stelle per garantire quel poco di controllo che ci deve essere in una struttura verosimilmente partitica che mira a governare la nazione. All’interno del movimento già c’è chi critica che non ci sia sufficiente sorveglianza, il caso Favia non può che essere un effetto collaterale di un sistema che concede molte libertà e che ha lo svantaggio o il vantaggio (dipende dai punti di vista) di esser diventato la terza forza politica più importante del paese in meno di 3 anni.

La democrazia. Chi ha visitato il Blog di Beppe Grillo sa che la piattaforma nazionale del movimento esiste seppur in una versione di prova. Grazie a questa e alle varie categorie e sottocategorie del sito vengono discusse, ideate e portate a compimento le proposte degli iscritti al movimento. La registrazione è aperta a tutti e come in ogni altro forum online si può riscuotere il rispetto della comunity oppure il completo allontanamento. Per le regionali in Sicilia tutti gli 80 candidati grillini sono stati scelti con una votazione online e per statuto devono aver superato una preselezione che prevede che non siano stati iscritti a nessun partito politico in passato e siano incensurati. Criteri democratici che sono la norma per tutte le liste 5 stelle. Al confronto, le Primarie del Pd, fiore all’occhiello del centro-sinistra, parrebbero avere molte più limitazioni e meno libertà di scelta.

Parma e l’inceneritore. Le proposte del movimento sono varie e diversificate secondo il territorio in cui le liste vengono a formarsi, ma si snocciolano più o meno tutte su cinque principali punti: Ambiente, Energia, Servizi ai Cittadini, Sviluppo, Trasporti. Il programma di riferimento è sempre presente e consultabile dal sito del comico genovese e se appare in principio molto diretto ma poco dettagliato, prima di darne un giudizio bisogna dare uno sguardo ai programmi delle singole liste. Essendo un movimento più radicato nel territorio che con prospettive nazionali, i risultati più tangibili sono registrati per adesso nei singoli comuni. A Parma, dopo il successo di Pizzarotti, si sta assistendo ad un evento a dir poco eccezionale nel panorama italiano. La scelta del sindaco di fermare l’edificazione dell’inceneritore ha alterato equilibri molto delicati all’interno del comune e dato vita ad un precedente significativo. L’azienda Iren Spa che si occupa di gestire i rifiuti di più città come Torino, Genova, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Modena, da adesso si trova un pericoloso oppositore come Pizzarotti che, sostituendo la vecchia giunta ha tagliato di fatto ogni legame con l’azienda.

Dai documenti venuti alla luce dopo il suo insediamento, si è capito che alcuni consiglieri di amministrazione dell’Iren Spa erano gli stessi consiglieri eletti nella precedente giunta e guarda caso con mansioni specifiche per la gestione dei rifiuti. Analizzando l’analoga situazione del capoluogo piemontese, dal Blog capiamo più o meno il sistema corrotto che ne è uscito fuori: “Torino ha tra i propri creditori persino se stesso. Insieme al comune di Genova possiede infatti il 35,9% della holding finanziaria FSU (Finanziaria Sviluppo Utilities), principale azionista di IREN, la multiutility indebitata per circa tre miliardi di euro. IREN vanta un credito di 260 milioni di euro nei confronti del comune da saldare per una quota di 100 milioni entro fine anno. In questo gorgo di debiti, la stessa FSU ha chiuso in rosso il 2011 per mancanza di dividendi da IREN, e ha rinegoziato debiti per 180 milioni con Intesa Sanpaolo.

Il tormentone non è finito, anzi è appena iniziato perché Intesa San Paolo possiede a sua volta il 3% di IREN e il prestito erogato a FSU è superiore al valore azionario di FSU in IREN. Per pagare IREN il comune di Torino metterà in vendita le quote nelle sue partecipate nei trasporti, GTT, gestione rifiuti, AMIAT e l’inceneritore di Gerbido, TRM. Non sembra però che ci sia un grande interesse da parte di eventuali compratori. La possibile soluzione? L’acquisto delle partecipazioni del Comune di Torino da parte di IREN che si è detta interessata. In sostanza, il creditore, IREN, indebitato per circa tre miliardi, acquista dal debitore (il Comune di Torino), che è anche il suo proprietario, i beni messi in vendita per saldare il debito nei suoi confronti. Chi paga per tutti è il torinese”.

L’attacco all’informazione. La visibilità del movimento è completamente delegata al suo portavoce, Beppe Grillo, il quale da tempo ormai ha intavolato una vera e propria guerra contro l’informazione italiana. Accusati di essere paparazzi e non giornalisti, le notizie sul movimento si incentrano quasi sempre sulla figura del comico e poco sui militanti 5 stelle. L’unico esponente del movimento che ha acquisito di recente visibilità in televisione e sui giornali è Favia ma anche in questo caso l’oggetto principale della questione è Grillo e ciò che pensa di lui il consigliere regionale. La guerra di Grillo ormai non risparmia nessuno e anche Santoro ha perso il privilegio di ogni possibile esclusiva.

Solo la stampa estera riesce a penetrare la barriera mediatica del comico, mentre su un articolo del Corriere della Sera Enrico Sasson, ex dipendente della Casaleggio Associati, denuncia gli organi d’informazione per la terribile opera di diffamazione che lo ha costretto a lasciare la società. Sasson si descrive costernato da come i media abbiano “speculato in merito interpretando il mio ruolo come rappresentante di più o meno precisati «poteri forti» intenzionati a infiltrare, tramite la Casaleggio Associati, il blog di Beppe Grillo e, tramite Gianroberto Casaleggio, il movimento politico”. In più afferma di non rappresentare “alcun potere forte, né in generale né nello specifico, né ritengo che alcun potere forte si senta rappresentato da me”.

Ma la sua vera preoccupazione sta nella necessaria “tutela di chi, per un motivo o per l’altro, viene preso di mira con intenti diffamatori e, nel caso in specie, anche razzisti. Ma i fatti non si fermano qui, perché la teoria del complotto dei poteri forti, che va avanti in Rete da almeno quattro anni, da un paio d’anni a questa parte è stata acriticamente assunta anche dai media «ufficiali», ossia radio, televisione e carta stampata”. Da qui la denuncia: “Il teorema dei poteri forti è stato da allora ossessivamente riproposto, sempre in totale assenza di verifica alla fonte, spesso senza nemmeno modificare espressioni e terminologia di altri articoli e servizi, in un trionfo di «copia e incolla».” “Un’informazione distorta e malata, che impone una seria riflessione”.



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