Venerdi, 15 dicembre 2017 - ORE:09:13

Speciale politica: Elezioni, Quirinale ed espulsioni

politica renzi grillo berlusconi

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Primo appuntamento per #lasettimanapolitica

Il tempo è tiranno e i politici ne sanno qualcosa, in pochi minuti, infatti, tutto può cambiare, ma questo nulla toglie a noi di offrirvi uno sguardo sul palcoscenico politico della settimana appena conclusosi. Lo vogliamo chiamare #lasettimanapolitica; chissà se con la scusa del diritto di cronaca non contribuiremo a scrivere la storia dei nostri giorni. Buona lettura a chi ci seguirà!

Elezioni regionali: una disfatta per la politica

Domenica scorsa si sono tenute le elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria. Risultato? Vince il partito dell’astensione:  l’Emilia, roccaforte rossa, ha visto al voto solo il 37,70% dei cittadini a cospetto del 68,06% delle regionali del 2010; in Calabria  ha votato solo il 44,1% degli aventi diritto rispetto al 59,3% della precedente tornata elettorale regionale.

In entrambe le Regioni il Pd è il primo partito, il M5S ferma la sua onda rivoluzionaria, Forza Italia arretra e la Lega fa incetta di voti, doppiando il partito di Berlusconi. Qualcosa di strano? Certamente! I Presidenti delle Regioni sono stati eletti con la maggioranza della minoranza. Segnale fortissimo, ma la politica rimane sorda alle urla della base.

Berlusconi verso la fine della sua carriera politica?

Silvio Berlusconi, funestato dalle liti interne al partito e  lacerato dalle ultime regionali (mai il suo partito aveva toccato punte così basse), decide di far parlare di sé e lancia un monito a Renzi:

Prima che si giunga a chiudere la partita sulle riforme, Forza Italia vuole garanzie sul prossimo Presidente della Repubblica. Il nostro partito potrebbe sostenere Giuliano Amato“.

Di tutta risposta, Matteo Renzi fa sentire la sua voce: “Berlusconi si è impegnato a portare a termine un pacchetto di riforme con noi. Chiudiamo quella partita e, poi, discutiamo di Quirinale“.

Il Presidente Renzi fa sapere anche che la partita del Colle è peggio di qualsiasi altra gara agonistica e ribadisce che i nomi in circolazione prima  del tempo o si fanno perché si è intenzionati a sostenerli o perché si vogliono bruciare, specifica infatti: “È stato sempre così, quindi!“. Indiscrezioni rivelano che Renzi, temendo un colpo basso dai malpancisti del Pd, sarebbe intenzionato a far votare, per le prime votazioni per l’elezione del Capo dello Stato, scheda bianca per, poi, indicare un nome su cui il partito possa convergere.

Grillo: “Sono stanchino” e lascia la politica del M5S al direttorio

Il M5S arresta la suo onda d’urto, alle regionali i risultati non hanno portato nulla di buono, inoltre l’immagine del partito si è ancora una volta oscurata con due espulsioni improvvise: i deputati Massimo Artini e Paola Pinna sono statisilurati per non avere restituito parte del loro stipendio, come concordato con il resto del gruppo; i deputati in questione hanno, però, dimostrato le ricevute della restituzioni, ma nulla da fare.

Un fulmine a ciel sereno che non ha, certamente, migliorato l’immagine decadente di un movimento che sta implodendo. Si parla di altre 17 espulsioni, ma cosa più clamorosa è stato il comunicato politico numero 55 con il quale Beppe Grillo dichiara di essere stanco e, sorpassando l’Assemblea, organo deputato alle decisioni interne, nomina un gruppo di 5 esponenti che reggeranno le sorti del Movimento, i loro nomi sono: Alessandro Di BattistaLuigi Di MaioRoberto FicoCarla RuoccoCarlo Sibilia.

Grillo cosa farà? Rimarrà un semplice garante. A molti non piace questo gruppo, giornalisticamente è stato definito direttorio, tanto è vero che inizia sempre più a farsi concreta la possibilità di una scissione interna. Una politica, quella del M5S che, forse, dovrebbe essere rivista.



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