Venerdi, 26 maggio 2017 - ORE:18:42

Romney in testa alle primarie dei repubblicani; e si avvicina il Supermartedì


Il numero di delegati assegnati necessario per ottenere la nomination repubblicana alle primarie, cioè per decidere chi sarà il candidato che alle elezioni di novembre sfiderà il presidente democratico in carica Barack Obama, è di 1.144 delegati.

Mitt Romney, l’ex governatore del Massachusetts considerato dalla stampa il favorito, dopo la vittoria negli Stati del Michigan e dell’Arizona arriva a 147 delegati;il suo principale rivale, tra i tre rimasti, Rick Santorum ne ha 84, ottenuti dopo la serie di vittorie in Minnesota, Colorado e Missouri.

In vista del Supermartedì del 6 marzo, il giorno nel quale le primarie dei repubblicani si terranno in 10 Stati (Massachusetts, Ohio, Georgia, Oklahoma, Tennessee, Vermont, Virginia, Idaho, Alaska, North Dakota), Romney è in testa ed ha molti punti di vantaggio sui suoi avversari.

Il 6 marzo iniziano anche, nello Stato del Wyoming, i caucus, che si concluderanno poi il 10 marzo. Nello Stato del Michigan, Romney ha vinto col 41% dei voti, solo un 3% in più di Santorum, fermo al 38%; in Arizona il favorito ha ottenuto una vittoria più netta, 47% contro il 26% di Santorum.

Gli altri due candidati, Newt Gingrich e Ron Paul, si sono divisi gli altri (pochi) voti. Non siamo ancora certi, malgrado il discreto vantaggio e i sondaggi elettorali che lo danno in testa il 6 marzo, che sarà Romney l’avversario di Obama a novembre, quello che è certo però, è che il partito repubblicano è in piena crisi. Molti elettori conservatori sono come in uno stato di “crisi di identità”, non si sentono rappresentati dai candidati presentati dal Gop, questo lo dimostra anche il fatto che per un certo periodo, in cui Romney era mal visto in quanto considerato “troppo moderato” per gli standard conservatori, prevaleva la moda di votare non un candidato preciso ma semplicemente “chiunque non sia Romney”.

Questo per quanto riguarda la cosiddetta “destra pura”, rappresentata al Congresso dai deputati più estremisti del Tea Party, che attualmente sono quelli che impediscono una qualsiasi forma di dialogo coi democratici , bloccando molte proposte che Obama puntava di approvare in maniera bipartisan. Per quanto riguarda invece i tanti conservatori moderati, la delusione verso il loro partito è dovuta all’eccesso di estremismo di tanti candidati (Santorum e la Bachman su tutti) e le troppe figuracce fatte in diretta televisiva un po’ da tutti gli avversari di Obama (indimenticabile l’intervista a Herman Cain, che balbetta per 5 minuti senza riuscire ad esprimere un concetto sensato).

Vedremo se, nel tempo che gli resta prima delle elezioni, il partito più ricco degli Stati Uniti riuscirà a ritrovare la vitalità e la forza (e la credibilità dei suoi candidati) necessarie per battere Barack Obama.



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