Venerdi, 15 dicembre 2017 - ORE:03:37

La libertà di parola sotto accusa

erri de luca

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Erri De Luca in tribunale

Lo scrittore napoletano Erri De Luca, famoso per i suoi libri pieni di poesia e per aver sempre fatto sentire la sua voce contro le ingiustizie sociali; schierandosi dalla parte di chi non aveva voce, o di chi la voce l’aveva, ma non riusciva a farla sentire. Come quando aiutò gli operai della FIAT Mirafiori a bloccare la produzione, per 37 giorni di fila. Erano gli anni ’80.

Oggi combatte un’altra battaglia, sempre nella stessa città, ma in un’aula di tribunale: è stato denunciato dalla ditta franco-italiana LTF perché con le sue parole “avrebbe esortato altri a compiere atti illeciti contro le strutture dell’alta velocità”.

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“Je suis Erri”

Perché questo processo? Come può essere possibile che uno scrittore, solo in quanto tale, debba affrontare un processo (per ora rimandato al 20 maggio, quando ci sarà l’interrogatorio di De Luca) per istigazione a delinquere ?

Si, ha usato il verbo sabotare; ha dichiarato il bisogno di fermare i lavori, ma è convinto che questi termineranno senza bisogno di ulteriori scontri ed interventi. Non ci sono abbastanza fondi, e il cantiere TAV è destinato a diventare un buco interrotto – bucus interruptus.

Il treno ad alta velocità che avrebbe collegato Torino e Lione avrebbe danneggiato gli uomini e l’ambiente circostante, ed Erri De Luca non ci stava a restarsene in silenzio difronte a quello che considerava un affronto oltre che un oltraggio alla Val di Susa. “Sono qui come cittadino della Val di Susa” aveva dichiarato durante quell’intervista che gli è costata una denuncia.

Secondo un modello vecchio e già visto; dagli albori dei tempi gli intellettuali si sono erti a portavoce contro le ingiustizie. Sfidando il potere, la politica, talvolta rischiando grosso; sono tanti gli intellettuali che si sono avvicinati ad Erri in questi giorni duri. Salman Rushdie, scrittore, saggista e attore indiano, ha dichiarato il suo sostegno allo scrittore partenopeo e non è stato il solo: editori internazionali, da Gallimard a Feltrinelli, si sono espressi contro il medievale processo per “colpa d’autore” .

In questi mesi, il sostegno francese si è fatto sentire in maniera particolare; non solo l’opinione pubblica e la stampa, ma lo stesso presidente Hollande si è detto contrario al processo allo scrittore. Il nostro cugino d’oltralpe, culla dei teorici dei diritti fondamentali dell’uomo, ha sempre posto importanza fondamentale nella difesa dei suoi intellettuali e di quelli internazionali. Dopo i fatti di Parigi poi, questo sentimento è sempre più vivo. Lo slogan “Je suis Charlie” è stato addirittura mutuato da alcuni suoi sostenitori, che hanno esposto cartelli nell’aula di tribunale durante l’udienza di Gennaio.

L’italia e la libertà d’espressione

Guardi, non mi aspettavo nulla, né dall’appello francese né dal ceto culturale italiano. Ma noto che in Italia l’ambiente culturale si astiene dai temi scottanti.

La cosa che più colpisce è di certo la scarsa attenzione dei media ma anche dei comuni cittadini al delicato processo. Erri De Luca ha scritto, ha lottato per la difesa di un territorio non uffucialmente suo. Questo lo rende un cittadino del mondo, cosmopolita nel suo concetto di casa, facendo aprire gli occhi a quelli che come lui credono nel bisogno di difendere non solo i propri diritti, ma anche quelli degli altri.

Il 16 marzo è accaduto qualcosa di importante. Alla domanda del giudice se siano aumentati i sabotaggi alla Tav dopo la mia intervista, il responsabile della Questura di Torino ha dovuto rispondere: “No”. Hanno dovuto ammetterlo.

Non voleva istigare alla violenza, gli atti violenti non sono scaturiti dalle sue parole. Voleva far partecipi gli italiani, che sembrano gli unici grandi assenti in quella piccola aula del Tribunale di Torino. Le sue parole non hanno avuto alcuna ricaduta economica o ambientale, e questo deve essere tenuto in conto. Un paese che processa un suo scrittore per aver utilizzato un verbo come sabotare, è poi lo stesso paese che chiude gli occhi e perdona i suoi politici cose molto più gravi. Questo è il momento di aprire gli occhi, in modo che quel Je suis Erri diventi, a maggior ragione, IO SONO ERRI. 

«Il verbo sabotare è nobile – ha sottolineato De Luca – ha un significato molto più ampio dello scassamento di qualcosa. Lo usava anche Gandhi. Io sostengo che la Tav vada sabotata. Anche un ostruzionismo parlamentare è un sabotaggio rispetto a un disegno di legge. Ma quello che riconoscono a me, non lo riconoscono a Bossi o Berlusconi. Eppure io valgo per uno. Non ho un partito. Non ho una sezione in cui andare a sobillare. Non sono aderente a nulla. Io sono un cittadino della Val di Susa».

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