Sabato, 22 luglio 2017 - ORE:04:45

Trattativa Stato-mafia: Napolitano depone al Quirinale

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Oggi è il giorno di Giorgio Napolitano, dopo mesi, infatti, il Presidente depone al Quirinale su alcuni aspetti della nota e discussa trattativa Stato-Mafia.

La vicenda e la lettera di Loris D’Ambrosio

La Corte d’assise di Palermo, da mesi, ha rincorso il Presidente della Repubblica per una sua audizione dopo le intercettazioni tra lo stesso e l’ex ministro Nicola Mancino, che lamentava uno scorretto intervento della Magistratura nei suoi confronti, e la lettera di Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico del Quirinale, morto nel 2012 per un infarto, indirizzata allo stesso Napolitano. Nodo controverso nella lettera di D’Ambrosio è: ” (…) quasi preso anche dal vivo timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi“.

Proprio per questo, Napolitano, secondo la Corte, è persona a conoscenza dei fatti, ma il Presidente nei mesi scorsi ha dichiarato di non sapere nulla di rilevante.

Si depone al Quirinale per la questione della trattativa Stato-mafia. Ammesso anche l’avvocato di Riina

La Corte, alle parole di Napolitano, risponde che la sua audizione non è né rilevante né irrilevante; alla fine, è arrivata la testimonianza di oggi, ma, essendo Napolitano Presidente della Repubblica, è stato necessario osservare particolari regole: la Corte deve spostarsi a Roma; entrare, tra le 9.15 e l3 9.40, dal retro, ad eccezione degli avvocati; nessuno accesso alla stampa; divieto di strumentazione elettronica, sono ammessi solo carta e penna (le registrazioni sono state curate dal Quirinale che, poi, le girerà alla Corte).

Nei giorni scorsi, la Corte ha ammesso all’incontro anche l’avvocato di Riina, a cui è stata data la possibilità di porre domande. La scelta è stata assai discussa.  Dopo oltre tre ore, l’incontro, che si è tenuta nella Sala del Bronzino, nota per non aver alcun infisso verso l’esterno e per questo denominata Sala Oscura, ha visto un Presidente che ha risposto a buona parte delle 20 domande preparate dalla Corte, ma in alcuni casi si è avvalso della facoltà di non rispondere per le prerogative riconosciute al Capo dello Stato.

La vicenda è assai contorta, ma è necessario che i cittadini di uno Stato democratico siano messi a conoscenza della verità, pertanto è necessario che si sappia se una trattativa vi sia stata o meno. Non siamo qui a giudicare nessuno, ma chiunque ostacoli tale cammino calpesta e uccide per la seconda volta quegli uomini che hanno pagato con la loro Vita il raggiungimento e il rispetto della Verità. 



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