Lunedi, 26 giugno 2017 - ORE:21:07

Siria: l’Onu condanna le violenze, Obama si oppone all’intervento militare


Mentre il suo partito è in piena campagna elettorale, il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, si è incontrato di recente col ministro degli esteri russo Lavrov nella città di Vienna, per discutere di un probabile accordo con Mosca. Juppé si è detto ottimista e annuncia che riuscirà a trovare un compromesso col governo russo a breve.

Gli obbiettivi sono due: la fine dei massacri che il regime di Assad sta mettendo in atto, e l’invio di aiuti umanitari al popolo siriano. Mentre i due ministri discutono arrivano le notizie di nuovi scontri e bagni di sangue nelle città di Homs, Hama e Dera’a. All’assemblea generale dell’Onu, a seguito anche del pressing saudita, la votazione è stata a stragrande maggioranza, 137 contro 12, a favore della risoluzione di condanna del governo di Assad, e il sostegno al popolo siriano che chiede un cambiamento e una transizione pacifica verso la democrazia.

Il segretario Ban Ki-Moon accusa a gran voce che “in Siria sono stati commessi crimini contro l’umanità, interi quartieri sono stati bombardati senza discriminazioni, molti ospedali sono stati usati come prigioni per torturare i dissidenti, dei bambini sono stati incarcerati e hanno subito abusi”. Mentre Assad promette riforme e non fa cenni di cedere, la folla lo attacca definendolo “assassino!” e gli urla “vattene!”. Il rappresentante del governo cinese inviato a Damasco avverte che un intervento militare delle potenze estere può scatenare un esplosione di violenza e instabilità difficilmente frenabile senza un potere centrale. La situazione fa tornare in mente il disastro dell’operazione Iraqui Freedom, che nel 2003 avrebbe dovuto “impiantare” la democrazia in Iraq, ma che provocò solo, col la caduta di Saddam, una guerra civile e uno spietato regolamento di conti tra i gruppi sciiti e sunniti che non si ancora oggi concluso.

Proprio di questo il direttore della National Intelligence, James Clapper, ha messo in guardia il Congresso degli Stati Uniti e il presidente Obama quando è stato ricevuto a Washington. Inoltre ha aggiunto che l’assenza di un’opposizione unita in Siria può creare il rischio di un vuoto di potere colmato dagli estremisti, “l’opposizione siriana è stata probabilmente infiltrata da Al Qaeda”. Dello stesso avviso il capo di Stato maggiore, Dempsey, che afferma: “Al Qaeda sta intervenendo in Siria per fomentare uno scontro tra sciiti e sunniti”. Il presidente degli Usa, Barack Obama, annuncia che la sua Amministrazione si oppone in maniera netta all’intervento militare in Siria, e annuncia nuove e pesanti sanzioni.



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