Martedi, 22 agosto 2017 - ORE:18:56

Scalfaro, si spegne un faro della politica italiana


Lo ricordiamo così. Pieno di sentimento e orgoglioso dei propri meriti. Oscar Luigi Scalfaro, ex presidente della Repubblica eletto nell’anno 1993, dopo essere stato presidente della camera, era tutt’ora visto come uno degli ultimi veri democristiani nel panorama politico italiano. Scalfaro nel suo periodo di attività politica e giudiziaria si assunse l’obbiettivo e il compito di limitare i danni di un’ Italia già molto vicina e proiettata verso la crisi economica attuale. Il suo non era un compito affatto facile; doveva cercare di tenere in piedi una democrazia, dapprima minacciata dallo scandalo di tangentopoli con l’inchiesta definita “mani pulite“, e poi doveva porre rimedio agli sbagli occorsi durante gli anni del governo Cossiga. Era scuramente un presidente e un uomo con una mentalità solida e diffidente il giusto, quanto basta per capire se una scelta potesse essere inequivocabile o meno. Fu il primo ad entrare in collissione con la formazione del partito di Forza Italia, e soprattutto con il noto Silvio Berlusconi che tutti conosciamo. Avevano pensieri e concezioni totalmente diverse: Scalfaro era un conservatore convinto, inflessibile sui valori della costituzione italiana; uno che guarda costantemente alle regole (perchè è così che deve essere un politico) e al mantenimento di quei valori che regolano uno stato ben organizzato. Sono tutti buoni a fare discorsi campati in aria per poi non mantenere promesse, e fare della politica un mezzo di corruzione. Ebbene Scalfaro era si tenne sempre lontano da condotte di questo tipo e non si limito a tenersi fuori. Per lui era più importante metterci la faccia personalmente per il bene dell’Italia. I suoi no nel corso degli anni, si sono fatti sentire e hanno avuto un peso enorme per portare avanti lo stato italiano: No all’attacco dei giudici dell’inchiesta tangentopoli chiamata “Mani Pulite“. No alla delegittimazione della resistenza: No allo scandalo sui fondi neri del Sisde, che lo coinvolse nel novembre del 1993, quando  in diretta tv esclamò un “Non ci sto” davanti a milioni di telespettatori. In effetti Scalfaro si dice abbia sofferto per certi colpi sferrati a tradimento in politica. Ma è anche giusto che questa sia stata la sua rezione, poichè significa che ha sempre tenuto molto al bene della sua terra e dei suoi concittadini. Un rispetto verso le regole, che oggi si sta piano piano perdendo in una crisi economica che non vede molti spiragli di speranza per l’Italia. Scalfaro molto probabilmente avrebbe predetto una situazione critica del genere, sapeva forse a cosa evrebbero portato acerti meccanismi. La rigidità etica infatti è un fattore determinante in politica, ed è anche una delle caratteristiche migliori che vengono tutt’ora attribuite all’ allora presidente della Repubblica nel 1993. Perchè, se non si dimostra di possedere l’etica, allora che senso ha fare politica?



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