Sabato, 16 dicembre 2017 - ORE:08:03

Salvate il Segretario Alfano


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Uno spettro si aggira nelle vicinanze di Alfano: lo spettro di Silvio Berlusconi. Certo, l’incipit non piacerà molto ai detrattori di Marx, ma descrive molto bene la situazione che si presenta ora nelle alte sfere del Popolo della Libertà. Prima in un’intervista, poi in un incontro con i giovani del partito a Fiuggi, l’ex premier rilascia dichiarazioni che non lasciano spazio a fraintendimenti.

Prima dichiara di voler “continuare a essere il leader dei moderati”; successivamente, di fronte a una platea entusiasta, afferma: “se dovessi rispondere a chi mi chiede se oggi io abbia ancora intenzione di dedicarmi alla politica e dedicarmi al Paese, io dovrei rispondere in un solo modo: ‘Sì io ci sto, ma mi dovete dare il 51 per cento’”.

Il senso di queste asserzioni è chiaro, addirittura cristallino: Silvio Berlusconi non è politicamente morto, nè si è ritirato dalla scena politica italiana. Se sarà chiamato dalla maggioranza degli Italiani ( che però corrisponde al 50% + 1, e non al 51%), allora potrà pensare di tornare a impegnarsi per la cosa pubblica.

Questa vera e propria dichiarazione di intenti, però, getta un’ombra su quello che, esattamente un anno fa, era stato indicato dallo stesso Berlusconi suo erede e guida del Pdl: Angelino Alfano. Questi, vistosi chiedere un commento sulle parole del mentore , ha risposto che “se Berlusconi deciderà di scendere in campo lo dirà oltre ogni forzatura giornalistica”.

Parole di circostanza, perchè il Cavaliere è stato piuttosto chiaro; bisogna capire, però, che il momento per Alfano è delicato. Anzi, l’ultimo anno è stato piuttosto complicato per il Segretario di partito, e i mesi a venire non faranno che seguire l’andamento di quelli che li hanno preceduti.Ma queste difficoltà sono date da avvenimenti contingenti, o c’è qualcosa di più profondo?

La figura di Segretario politico del Pdl, creata ed affidata da Silvio Berlusconi al pupillo Angelino Alfano il 1°giugno del 2011, ha avuto fin dai primi attimi di vita momenti complicati. Voluta fortemente dall’allora premier, per imprimere una svolta al partito dopo la batosta alle elezioni amministrative, ha subito varie critiche e commenti dagli schieramenti all’opposizione, ma anche da un ampio fronte interno.

Anacronistica, a detta di molti, questa investitura dall’alto; soprattutto in un periodo in cui l’uso delle primarie per la scelta di segretari e candidati diventa sempre più largamente diffuso. Altri, invece, si sono soffermati sulla figura della persona scelta, ritenuta non all’altezza della situazione, dell’esperienza e delle capacità del proprio mentore.

Le avversità, però, sono venute prima di tutto proprio dallo statuto del partito, che non prevedeva un Segretario, oltre al Presidente. Proprio per questo, infatti, Alfano è rimasto Segretario in pectore per un mese, fino a quando non è stato modificato il regolamento del Popolo delle libertà e la sua nomina resa possibile e ratificata.
Questa contraddizione interna è stata forse, in questo lungo anno, la vera difficoltà incontrata dall’ex Guardasigilli nel suo nuovo compito.

Nel partito non era previsto un altro “uomo di potere”, oltre a Berlusconi. La creazione di questa figura è stata, molto probabilmente, una forzatura non solo del regolamento, ma anche dello spirito del partito stesso. Passando da Forza Italia a Pdl, infatti, l’essenza dell’organismo è sempre rimasta la stessa: un leader carismatico capace di unire, grazie alle sue capacità, persone di differenti idee e provenienze sotto una stessa bandiera.
E’ vero che le quotazioni di Berlusconi erano calate in seno al Pdl dopo vicende piuttosto note, ma quest’investitura di Alfano ha fatto storcere il naso a molti nel partito. Proprio per questo, per riparare ad un errore piuttosto grossolano di valutazione, il Cavaliere sta decidendo di scendere di nuovo in campo.

Rimanendo sempe in campo sportivo, però, potremmo fare un paragone con il mondo della Nazionale di calcio. Marcello Lippi, ct campione del mondo nel 2006, decise di andarsene subito dopo la vittoria del Mondiale. In seguito all’Europeo del 2008, però, fece ritorno sulla panchina azzurra, affermando che, in fondo, “non se n’era mai andato”.

In effetti, l’ombra dell’allenatore di Viareggio aleggiava sempre sulla panchina occupata allora da Roberto Donadoni ( nominato sì ct, ma con parecchi dubbi fra i i vertici del mondo del pallone ) e Lippi alla fine si materializzò di nuovo nel 2008. Affrontò così il Mondiale in Sudafrica, ma i risultati ottenuti furono i peggiori nella storia della Nazionale e si dimise.

Berlusconi come Lippi e Alfano come Donadoni?
Il mondo del pallone e quello della politica non sono poi così distanti, Berlusconi ne è l’esempio; staremo a vedere se anche stavolta vivremo un episodio della serie “A volte ritornano” e quali saranno i risultati.



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