Lunedi, 21 agosto 2017 - ORE:16:00

Ruby realizza uno spettacolo indegno davanti al palazzo di Giustizia


ruby

Ruby protesta davanti al palazzo di giustizia di Milano con la voce rotta dal pianto. “Mi considerano una prostituta”. E dice: “Per colpire Berlusconi la stampa ha fatto del male a me”. E dice: “Non ho nulla di cui vergognarmi e nulla da nascondere. Chiedo di essere sentita dai giudici di Milano, spero che mi chiamino. Chiedo che qualcuno ascolti quello che ho da dire, e che questo avvenga nelle sedi istituzionali”.

D’ora in avanti non sarà più Ruby Rubacuori, sarà Ruby Facciatosta

Ruby poi attacca: “La violenza che più mi ha segnato è stata quella del sistema investigativo. Dei ripetuti interrogatori che ho subito solo alcuni sono stati messi a verbale. Ho subito una tortura psicologica, un atteggiamento apparentemente amichevole ma improvvisamente mutato quando non ho accusato Silvio Berlusconi“.

E continua: “Sono spiaciuta di aver fatto una cavolata dicendo che ero parente di Mubarak”. Ruby spiega il perché di quella bugia: “Presentarmi come la nipote di Mubarak mi serviva a costruire una vita parallela, diversa dalla mia. Mi serviva a mostrare un’origine diversa, lontana dalla povertà in cui sono nata e cresciuta e dalla sofferenza che ho patito prima e dopo aver lasciato la mia famiglia in Sicilia”.

Processo Ruby, uno spettacolo indecoroso da parte della giovane

La giovane ragazza marocchina nega ogni illazione su di lei: “‘La colpa della mia sofferenza è anche di quei magistrati che, mossi da intenti che non corrispondono ai valori di giustizia, mi hanno attribuito la qualifica di prostituta nonostante abbia sempre negato di aver avuto rapporti sessuali a pagamento e soprattutto di averne avuti con Silvio Berlusconi“. Nessuno, spiega, ha voluto ascoltare la sua verità “l’unica possibile”.

E aggiunge: “Oggi ho capito che è in corso una guerra contro Berlusconi e io ne sono rimasta coinvolta, ma non voglio che la mia vita venga distrutta”. Ruby spiega: “L’unica prova fornita nel processo che dimostrerebbe che mi prostituivo, sono delle fotografie che il capo degli investigatori ha mostrato in aula dopo averle scaricate dal mio profilo facebook: una circostanza ridicola”. E dice: “All’epoca dei fatti avevo solo 17 anni e di questo stampa e magistrati non hanno tenuto conto”.

Ruby continua a fare l’agnellino sacrificale

La ragazza piange mentre spiega di essere stata insultata durante la messa di Pasqua. “Ho subito un ennesimo episodio di intolleranza – dice – quando la domenica di Pasqua una persona guardando mia figlia ha detto ‘spero che non diventi come sua madre'”. Ruby ha poi posto un cartellone davanti al palazzo di giustizia con scritto: “Voglio difendermi dalle bugie e dai pregiudizi”. Sull’altra facciata invece si legge: ‘“Caso Ruby: la verità non interessa più?”



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