Lunedi, 24 luglio 2017 - ORE:16:32

Renata Polverini e il gerarca della discordia


E’ davvero un periodo nero, quello che stanno vivendo il Pdl laziale e la ormai ex governatrice del Lazio Renata Polverini. Giorno dopo giorno, emergono vicende che vanno ad aumentare la mole di fatti riconducibili allo scandalo Fiorito, che ha costretto l’ex sindacalista a rassegnare le dimissioni da Presidente della regione Lazio. Ma, oltre a questo caso, vi è un’altra vicenda che affonda le proprie radici nel Lazio, sebbene stia assumendo anch’essa un respiro sempre più nazionale. E questo nuovo scandalo riguarda, fra gli altri, la stessa Polverini.

Fulvio Castellani, cittadino della provincia di Prato iscritto all’Anpi ( Associazione nazionale partigiani d’Italia ), ha infatti sporto querela nei confronti di diversi esponenti politici di centro-destra, fra i quali proprio l’ex  numero uno della Pisana. Alla Polverini, oltre che al sindaco di Affile Ercole Viri, ai consiglieri comunali e a quelli regionali, vengono contestati i reati di “attentato alla Costituzione, apologia di fascismo, peculato per distrazione e abuso di atti di ufficio”.

La vicenda scatenante, che ha suscitato le ire di questo quarantanovenne pratese, risale  a pochi mesi fa: l’11 agosto viene inaugurato, proprio nella cittadina della provincia romana, un monumento in perfetto stile architettonico fascista, recante le parole “Patria” e “Onore”.  Il sacrario viene dedicato a Rodolfo Graziani, esponente di primo piano del ventennio fascista e della repubblica di Salò con alle spalle un curriculum  piuttosto oscuro.  Graziani fu infatti fra i promotori dell’uso di gas e armi chimiche per la guerra d’Etiopia e, una volta diventatone Vicerè, promosse la deportazione e l’uccisione di decine di migliaia di civili e ribelli locali. Il suo nome comparve nella lista dell’Onu dei criminali di guerra, ma non subì mai un processo per questo; cosa che invece avvenne per il reato di collaborazionismo, per il quale fu condannato a 19 anni, sebbene  abbia poi scontato in carcere solo quattro mesi.

Il sacrario ha subito portato polemiche e rabbia fra gli abitanti del posto. Dopo pochissimo tempo sono apparse le prime scritte di protesta, recanti slogan ed epiteti del tipo “Macellaio”, “Patria assassina”, “No al fascismo” e “Chiamate eroe un assassino”.  Contro il mausoleo, dedicato a un personaggio che fu fra i firmatari del Manifesto della razza, si è mosso anche comitato antifascista di Affile, con la richiesta di dedicare l’opera non al gerarca repubblichino ma alle vittime dell’eccidio nazista.

Con la denuncia-querela del residente a Montemurlo, però, la vicenda assume ora un carattere più ampio, addirittura nazionale. E’ il legale di Castellani, Francesco Mandarano, a precisare l’entità di questa vicenda: “Oggi in Italia assistiamo a un rigurgito fascista nelle piccole e nelle grandi cose. Questo monumento a Graziani poi, proprio nei giorni dell’anniversario della strage di Marzabotto. Oppure guardate a Roma dove, con la complicità di Alemanno, il 25 aprile sono apparsi ovunque manifesti che parlavano di «eroi tutti uguali». Il monumento a Graziani ci riporta indietro di quasi cent’anni, alle Leggi Razziali. La stampa estera si è indignata, qui non se ne parla quasi”.

I reati contestati, come scritto sopra, non sono solo di natura ideologica ma anche economica. Ed è proprio per questo, che è stata denunciata la Polverini: l’opera, costata circa 130mila euro, sembra sia stata finanziata in parte dalla Regione Lazio. Nell’esposto, inoltre, Castellani chiede “approfondite indagini sul costo dell’opera: infatti, da un primo esame fotografico del manufatto, appare alquanto esagerato il costo di 130.000 euro ed oltre per la costruzione”. Per il querelante è “opportuno indagare su quale tipo di procedura amministrativa sia stata seguita per l’assegnazione di lavori, nonchè conoscere i rapporti personali e politici intercorrenti tra il sindaco ed i consiglieri di Affile, da una parte, e l’impresa costruttrice, dall’altra”.

Il giornale Pubblico ha immediatamente deciso di schierarsi contro il sacrario, promuovendo una petizione contro il mausoleo dedicato a Graziani. E proprio a questo quotidiano ha scritto Nichi Vendola, leader di Sel. Nella sua lettera aperta si legge che è giusto “accendere i riflettori dell’opinione pubblica e della coscienza di tutti sull’opera vergognosa costruita nel piccolo paese laziale di Affile in memoria del maresciallo Graziani, gerarca fascista, conosciuto in tutto il mondo per essere stato il macellaio nelle sanguinose operazioni coloniali del regime, e infine capo delle truppe nazifasciste di Salò”. Il governatore della Puglia critica poi la ex collega: “Non possono essere istituzioni della Repubblica, come la Regione Lazio ha fatto, finanziatori di questi scempi . Ho pensato che forse fosse giunto il momento di abbattere il sacrario o di trasformarlo in un memoriale delle vittime del nazifascismo. Vedo, per fortuna che non siamo soli. Aderisco convintamente ( alla petizione del giornale,ndr ) con la speranza che la memoria di questo Paese non si offuschi, mai”.

Una netta presa di posizione c’è stata anche fra le fila del Partito Democratico: Il Pd ha presentato un esposto alla Corte dei conti “per distrazione di fondi pubblici”. Nella nota si legge che il ministro della Guerra repubblichino, definito dallo storico Angelo Del Boca il “più sanguinario assassino del colonialismo italiano”, “non merita alcun rispetto, figuriamoci un monumento”. il presidente della Provincia di Roma ( ma in odore di candidatura per la regione ), Nicola Zingaretti, ha chiesto la rimozione del sacrario in una lettera indirizzata al sindaco di Affile. Primo cittadino che non  è nuovo alla “nostalgia canaglia” della destra di qualche anno fa: a maggio, infatti, ha scoperto un busto bronzeo  dedicato a Giorgio Almirante, con una cerimonia affollata di nostalgici mai domi, che vanno da Donna Assunta a  Francesco Storace, passando per Giuseppe Ciarrapico.

Al momento, lo sguardo dei media è ovviamente rivolto verso destra: è da lì, infatti, che adesso si attendono reazioni a questo nuovo caso. Come reagirà il Pdl laziale e nazionale, che in questo periodo appare sempre più malconcio? La questione ideologica riguardo al fascismo è sempre stata un punto debole della destra italiana, sebbene mascherato piuttosto bene in questi anni e quasi dimenticato; forse, però, la sua ricomparsa in questo preciso momento rischia di essere devastante per gli schieramenti già in crisi del centro-destra.



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