Venerdi, 22 settembre 2017 - ORE:04:50

Quale politica dopo il voto alle Regionali del 2015?

elezioni

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È doveroso fare una riflessione dopo la tornata elettorale della scorsa Domenica, le Amministrative 2015 hanno, infatti, dato una nuova fisionomia alla politica italiana.

Ancora una volta non possiamo che denunciare ad alta voce l’inascoltato mal contento degli elettori che hanno preferito non votare, visto che l’astensionismo, anche questa volta, ha toccato punte altissime (il 48%). Sarebbe opportuno comprendere le ragioni di un malessere che oramai si è radicato, capiremmo perché molti degli indignati preferiscono disertare.

I passi falsi del Pd

Il Partito Democratico, sebbene conquisti 5 regioni su 7 chiamate a rinnovare i loro vertici, vede un dimezzamento rispetto all’ottima performance delle Europee 2014. La Direzione del Pd minimizza, partendo proprio dal Segretario-Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ma forse sarebbe opportuno riflettere su certe dinamiche che hanno condotto l’elettorato storico del Pd a disertare o a optare per il M5S.

Anzitutto la questione degli impresentabili, ossia di coloro che non dovevano partecipare alla corsa elettorale, perché indagati o con sentenze non ancora passate in giudicato. L’immagine di una rottamazione della politica, per cui Renzi ha fatto fatto rumore, vede incrinarsi di fronte a scelte che potremmo benissimo definire inopportune, sarebbe stato più corretto, infatti, avere liste che fossero garanti di un rinnovamento etico non solo formale, ma sostanziale.

Un partito, poi, che si presenta con fazioni, minoranze e dissensi sempre più radicati, non può che creare confusione fra gli elettori. Poi, non si possono dimenticare i passaggi sul Jobs Act, su La Buona Scuola, sull’Italicum che, sebbene abbiano dato una accelerazione e uno svecchiamento alle procedure parlamentari, segnalano la presenza di una buona dose gattopardesca; senza ombra di dubbio, in queste riforme, vi sono punti di grande novità, ma le riforme sono tali se riescono a dare un taglio netto col passato e non mantengono, invece, alcun cordone ombelicale con lo stesso.

Dove va il centrodestra? Solo populismi?

Il centrodestra vede un Berlusconi che minimizza sulla quasi scomparsa di Forza Italia, nonostante l’inaspettata e risicata vittoria di Toti in Liguria. Il vero problema è l’emergere di una forza populista e di un leader che si veste delle migliori maschere per aumentare il suo consenso. Salvini, diventato il nuovo difensore della Patria, secondo la sua opinione, è colui che fino a qualche anno fa augurava una separazione del Nord dal Sud, ed è lo stesso che spadroneggiava e gonfiava il petto per sputare fango sui cittadini del Sud Italia, ma gli italiani sono un popolo dalla memoria corta e dimenticano facilmente.

La smemorata Italia, infatti, ha visto una Lega che ha raddoppiato i suoi voti, permettendo al suo leader di accomodarsi tranquillamente nel salotto delle future nazionali. Quale programma per questo nuovo Salvini? Programmi distruttivi e lontane dalla realtà, ma vicine agli spot!

Il secondo partito? Il M5S

Il M5S ritorna a far sentire la sua presenza. In ben tre regioni è il primo partito e nelle altre occupa un posto sul podio. Grillo, come il nuovo direttorio, festeggia e riconosce che l’ultima linea del movimento sta funzionando. Di Maio, Vicepresidente della Camera e membro del direttorio, riconosce una stanchezza dei cittadini per la vecchia politica che, secondo il suo punto di vista, ha, invece, premiato l’onestà, la chiarezza e la coerenza del Movimento.

Se si andasse a votare con l’Italicum, si prospetterebbe un ballottaggio tra Pd e M5S, uno scenario che a molti fa paura e che fra i grillini, invece, segna una nuova prospettiva.

In Europa, il voto italiano ha dato testimonianza dello spauracchio del populismo che, ahimè, è frutto della non politica che in questi ultimi anni sta governando.

Il pericolo è grosso, perché la Storia, se letta con coscienza e consapevolezza, ci apre gli occhi di fronte al dilagare dei populismi e al suo effetto disastroso, ma la politica d’oggi, rimanendo ottusa e bigotta, gioca col fuoco.



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