Lunedi, 26 giugno 2017 - ORE:21:07

Putin e le “Nuove Spie”


La Russia è sconvolta, in questo momento, dall’alluvione che ha colpito la regione di Krasnodar, sul Mar Nero. Sono più di 170 le vittime del disastro ambientale; il presidente Putin, dopo aver sorvolato in elicottero la zona colpita dal maltempo, ha ordinato un’inchiesta e promesso fondi per la ricostruzione.

La Federazione russa, però, deve affrontare anche un altro tipo di “catastrofe” più o meno annunciata, ma stavolta a stampo politico. Il terremoto, infatti, che rischia di destabilizzare fortemente il Paese arriva direttamente dalle aule della Duma.

La Camera Bassa russa, infatti, ha approvato in prima istanza una legge riguardante le Organizzazioni Non Governative, le cosiddette Ong. Il provvedimento, presentato dal partito Russia Unita ( cui appartiene lo stesso Presidente Putin ), ha creato sconcerto nel mondo politico russo, suscitato indignazione e sconforto sia fra le fila dell’opposizione che, ovviamente, nell’ambito delle stesse Ong.

Ma cosa prevede, precisamente, questa nuova legge?

Innanzitutto, nel mirino del provvedimento vi sono le organizzazioni che ricevono finanziamenti ( anche minimi ) dall’estero e attive nella scena politica: queste sono tenute a documentare mensilmente ogni loro spesa e qualsiasi iniziativa decidano di intraprendere. I controlli di polizia e magistratura saranno “senza limiti” e, in caso di inadempienza, la pena prevede multe fino a 25mila euro e carcere per un massimo di 4 anni.

Certamente, già strutturato in questo modo il testo della norma può essere benissimo oggetto di critiche da parte dell’opinione pubblica; a ciò, però, va aggiunto qualcosa che ha fatto tornare, nella memoria dei Russi, il ricordo di un’epoca in cui la libertà certo non era all’ordine del giorno.

Le Ong che rispondono ai requisiti sopracitati, così come i loro membri, saranno inseriti in un registro di “agenti stranieri”: sì, il termine usato è stato proprio questo. Introdotta da Stalin più di settant’annni fa, la parola aghent, in russo, era sinonimo come in italiano di “spia”, ma assumeva anche il significato di “nemico del popolo”, “subdolo avversario”. Era il peggior insulto che si potesse rivolgere a qualcuno, da non usare nemmeno per scherzo; chi si vedeva affibbiare questo titolo era destinato alla deportazione e a un destino piuttosto amaro.

Il termine aghent, nel testo della norma, è stato voluto da Vladimir Putin in persona; chissà che il Presidentissimo non abbia imposto l’utilizzo della parola per rievocare il 75esimo anniversario del famigerato ordine “00447”, firmato dall’allora ministro degli interni Nikolaj Ezov, con cui si diede il via alla più imponente e spietata repressione ldelle “classi ostili e degli agenti stranieri”.

Anche se così non fosse, ad associare i due eventi ci hanno pensato moltissimi cittadini russi: la stazione radiofonica Eco di Mosca, una delle poche a mandare in onda il parere degli ascoltatori, ha registrato l’intasamento dei centralini a causa del numero elevato di ascoltatori desiderosi di trasmettere la propria preoccupazione.

Il testo, come detto approvato in prima lettura dalla Duma, rischia ora di ricevere il secondo ok entro la fine di luglio per entrare in vigore già a partire dal prossimo autunno.

Nella “nuova lista nera” del governo, sotto la voce di “nemici del popolo” ( che ha il sapore della vendetta e della prevenzione ), compariranno sicuramente nomi come Golos, associazione che ha denunciato i presunti brogli delle ultime elezioni; oppure la società storica Memorial, che pone l’attenzione sulle tentazioni totalitaristiche in molti Stati dell’ex Urss, fino ad arrivare a organizzazioni politicamente innocue come la filiale russa del Wwf.

Da non dimenticare, fra i vari nominativi, anche quello di Mikhail Gorbaciov: l’ex segretario del PCUS, ora presidente della fondazione che porta il suo nome, non è ben visto nel paese natale e sarà sicuramente citato nell’infame registro . A proposito dell’uomo della perestrojka, un deputato del partito di Putin ha affermato che l’ex leader sovietico “è tra i primi pretendenti al ruolo di agente straniero al soldo di qualche servizio segreto”. La risposta dello stesso Gorbaciov è arrivata subito dopo: “Parole imperdonabili”.

Oltre alla reazione dell’ex politico con la famosa voglia, ve ne sono state altre da parte degli oppositori della leadership di Putin. Intorno all’edificio della Duma è stata organizzata una serie di picchetti, dal partito Yabloko e dal suo leader Sergei Mitrokhin. Diverse persone si sono alternate con cartelli diversi. Su uno di questi è scritto che “la legge sulle Ong apre la strada verso uno stato fascista”. Boris Nemstov, capo del gruppo Solidarnost, afferma che si tratta di una legge “disumana e degna di una dittatura”, mentre la Alekseeva minaccia di denunciare il tutto alla Corte europea dei diritti umani.

Oltre alla rabbia, però, si avverte anche la sensazione generale di sconforto, di impotenza di fronte alla linea dura scelta nelle stanze del Cremlino. Dalla cerchia di fedelissimi del Presidente, infatti, trapela la notizia secondo cui sarebbero già pronte leggi ad hoc per mettere il bavaglio a chi non rientrerà nei parametri di questo primo testo. La mente va subito ad Aleksej Navalnyj, molto amato dalle piazze, ideatore di un blog anticorruzione e dello slogan che ha invaso le piazze negli ultimi mesi: “Putin ladro e truffatore”. Per lui, pronto il reinserimento nel codice penale del reato di calunnia, con una pena di almeno cinque anni di carcere.

Insomma, tempi duri per la Russia: uno Stato che, dallo scioglimento dell’Unione Sovietica, de facto non è mai stato veramente libero. Ma che ora sta perdendo la sua libertà perfino de iure, per legge.



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