Sabato, 16 dicembre 2017 - ORE:13:43

Presidente della Repubblica, si sfoglia la margherita


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Contatti, telefonate, ma per ora nessun incontro ufficiale. A meno di 24 ore dalla riunione del Parlamento in seduta comune, la trattativa per un’intesa Pd-Pdl su un nome da portare al Colle non si è ancora sbloccata. E nei partiti prevale la prudenza. Nessun faccia a faccia è annunciato tra Bersani e Berlusconi (i rapporti per ora sono affidati agli “ambasciatori” Vasco Errani e Gianni Letta); è saltato l’incontro tra i Cinque Stelle e il Pd; slitta anche l’ufficio di presidenza del Pdl, che era previsto per la mattinata ma avverrà solo nel pomeriggio, alle 15.30. Mentre non è ancora arrivata la risposta di Milena Gabanelli all’offerta di candidatura arrivata dal M5S attraverso le Quirinarie. Mentre interviene Gino Strada, il secondo classificato, per dire: “Per ora il candidato del M5S è Milena Gabanelli. Cosa decideranno lo decidono loro, non io, sono il secondo più votato, ma è irrilevante, il Movimento ha fatto la sua scelta”.

La scelta non è tanta

La rosa è stata molto ristretta, ma tutti i candidati sono esposti veti incrociati. Giuliano Amato, Franco Marini, Massimo D’Alema e l’outsider, il giudice costituzionale Sabino Cassese: questi i nomi possibili per l’accordo. Con ancora qualche chance per Anna Finocchiaro, riproposta dalla Lega, e per Luciano Violante. Ma resta soprattutto, sullo sfondo, il nodo del governo con il Cavaliere sempre intenzionato a collegare le due partite – palazzo Chigi e Quirinale – mentre Bersani insiste sull’esecutivo di cambiamento.

Il segretario Pd ha comunque messo in conto il fallimento e dalla quarta votazione in poi, quando scatterà il quorum della maggioranza assoluta, potrebbero tornare in pista Romano Prodi e Stefano Rodotà, terzo classificato nelle Quirinarie del Movimento 5stelle. Questa sera incontrerà i senatori e deputati del Pd per concordare con loro la linea da tenere domani, anche se non si escludono sorprese dell’ultima ora come accaduto per i presidenti di Camera e Senato.

Al momento Amato pare la prima scelta

Gli sherpa hanno lavorato ieri su Amato come prima scelta. Poi, però sono arrivati lo stop secco di Roberto Maroni, i fortissimi dubbi di Nichi Vendola e il segnale lampante emerso dalla consultazione grillina con la vittoria di Milena Gabanelli, la giornalista anti-casta che in una puntata di Report mise sotto accusa le pensioni d’oro. Nel quartier generale bersaniano, dopo questi passaggi, il nome dell’ex premier socialista ha perso qualche colpo. Per ora invece nessuna risposta dal segretario all’apertura – da alcuni interpretata come una trappola – arrivata da Beppe Grillo: “Bersani voti Gabanelli e, se lei rifiuta, Rodotà”.



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