Sabato, 16 dicembre 2017 - ORE:08:13

PD e M5S, insieme sul democratellum?

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Ieri, all’incontro tra le delegazioni M5S e Pd, si è presentato a sorpresa Matteo Renzi. Per la prima volta, come concordano i maggiori critici, si è assistito, in diretta streaming, a un confronto vero e costruttivo.

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La legge elettorale del M5S: il democratellum

La delegazione democratica era composta da: Moretti, Renzi, Serracchiani e Speranza, mentre la delegazione pentastellata era così costituita: Brescia, Buccarella, Di Maio, Toninelli. Il vicepresidente della Camera Di Maio, ringraziando Renzi per aver accettato l’invito, passa la parola a Toninelli che ha illustrato i punti cardine della legge elettorale. Il Democratellum, afferma il grillino, è frutto di una consultazione online guidata, però, da esperti che non hanno lasciato allo sbaraglio i cittadini. Il sistema di riferimento è il proporzionale con accorgimenti che garantiscano la governabilità; la novità è il ritorno alla preferenza con possibilità del voto negativo per permettere all’elettore di punire la lista che ha presentato incandidabili. Il voto negativo riduce di 1/10 il voto, ossia il voto del singolo elettore vale 1, ma la preferenza negativa fa sì che il partito non riceva 1, ma 9/10 (il voto, quindi, non è pieno).

Il democrattellum punto di partenza per un cammino Pd-M5S?

Ascoltata la relazione di Toninelli, Renzi fa sapere che sarebbe disponibile a un dialogo sulla legge. Nota la presenza di punti assai apprezzabili, come il ritorno alla preferenza, ma individua, a suo dire, delle criticità di cui auspica un confronto. Eccone alcune:

1. Governabilità: l’assenza di un premio di maggioranza, come nell’italicum, farebbe ri-cadere l’Italia nella confusione in-governabile della Prima Repubblica;

2. Chi governa?: l’italicum rende note le alleanze elettorali prima del ballottaggio; il democratellum permette accordi successivi alle elezioni (possibili inciuci, fa notare Renzi?)

3. Collegi: i collegi dell’italicum sono assai circoscritti, hanno, infatti, 6 candidati al massimo; il democratellum può avere collegi anche con 40/42 candidati.

Questi i maggiori dubbi renziani che, però, non ostano a un possibile accordo. Le delegazioni, raccomandandosi un confronto interno, si sono dati appuntamento alla prossima settimana. Forza Italia, preoccupata dell’apertura democratica, vuole certezze sull’italicum e sul percorso delle riforme costituzionali, perché, in caso contrario, salta tutto, come ribadito dall’azzurro Paolo Romani. Intanto la riforma del Senato ha un nuovo empasse: un fronte di 35 senatori presenta un emendamento sul senato elettivo; insomma nuove grane per Renzi.



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