Sabato, 22 luglio 2017 - ORE:04:50

PD, che la rottamazione abbia inizio!


Walter Veltroni rinuncia al seggio in Parlamento. Dopo 25 anni passati fra i banchi dell’aula della Camera, l’ex sindaco di Roma ha deciso di non presentarsi come candidato nelle liste del proprio partito, per le elezioni politiche della prossima primavera.

Anticipata a Repubblica, ma ufficializzata al programma tv Che tempo che fa, la notizia ha suscitato un certo scalpore nel mondo della politica italiana. Un annuncio forte, che certamente si discosta dalle rinunce alle poltrone che si sono susseguite ultimamente, per cause di forza maggiore, dalla regione Lombardia a quella del Lazio. Ma anche, suggerisce qualche voce un po’ maliziosa, un annuncio teso a prevenire qualsiasi “rottamazione forzata”, nel caso di una possibile vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd. Voci che Veltroni cerca subito di mettere a tacere: “Non si tratta di un cedimento alla rottamazione. Non c’entra nulla con quel tipo di appelli”, ci tiene a far sapere, “ perché non è l’anagrafe a fare la buona politica. Con questi criteri uscirebbero dal Parlamento personalità importanti per la vita del Paese, di cui tutti quanti abbiamo bisogno”.

Qual è stata allora la motivazione che ha portato l’ex segretario del Pd a questa netta recisione con il passato?

“Quella di lasciare il Parlamento”,  spiega Veltroni, “è una scelta fatta senza intenti polemici e soprattutto guardando al futuro:  spero che possa dare forza a quanti, nella società civile, hanno voglia di impegnarsi in politica. A coloro che vogliono farlo senza cercare garanzie di incarichi, solo perché credono in qualcosa”.  Una decisione presa assieme alla moglie e alle figlie, aggiunge Veltroni, che lo porterà  a fare “campagna elettorale a testa bassa per il Pd”.

Il quarto di secolo passato a Montecitorio rimarrà tale; i 36 anni di attività politica, invece, andranno aumentando, sebbene con un ruolo diverso da quello a cui ormai Veltroni si era abituato. Ma quando gli viene chiesto se anche gli altri leader del partito decideranno di seguire le sue orme, ecco che il politico cinefilo dichiara: ” Mi auguro di no, perché di loro ci sarà ancora bisogno. Si parla molto di Bindi e D’Alema”,  continua, ”ma non si dice che con la rottamazione non entrerebbero alle Camere persone come Enrico Morando, Pier Luigi Castagnetti o Arturo Parisi. Persone che hanno fatto del bene al Parlamento”.

Dopo le dichiarazioni dell’ex segretario del Partito Democratico, i riflettori si sono spostati su un altro degli esponenti di maggior rilievo, il già citato Massimo D’Alema. Sebbene Veltroni inviti a non guardare solo a lui, o ad altri pochi “colonnelli”, è proprio questi ad essere entrato nell’obiettivo di giornalisti e non solo.

Il “Rottamatore” in persona, il giovane rampante Matteo Renzi, ha scritto sulla propria pagina Facebook:  “ Bene la scelta di Veltroni, sono sicuro che non sarà l’unico a fare questo passo”. Nessun riferimento diretto, ma sicuramente le sue parole sono rivolte al presidente del Copasir, spesso tacciato dal sindaco fiorentino di essere uno dei simboli della vecchia politica, da rinnovare a tutti i costi.

Lo stesso politico di lunga data, raggiunto dalle domande dei cronisti a proposito di una candidatura o meno al Parlamento, ha risposto con un laconico “vi farò sapere”. Successivamente ha aggiunto che la sua disposizione è a non candidarsi, ma su questo deciderà il partito. Partito che, come confermato dal segretario Bersani, attraverso determinati organi decide le liste di  papabili ai seggi di Camera e Senato.

L’ex premier  ha detto poi la sua sul ricambio in politica, affermando che “serve”, ma anche che “in un parlamento in cui ci saranno Berlusconi, Cicchitto, Dell’Utri e De Gregorio è fazioso parlare solo di noi”, cercando così di passare, o quantomeno condividere, la patata bollente allo schieramento opposto.

A D’Alema, comunque, sono arrivate non soltanto pareri negativi; 700 sono le firme apparse sul giornale L’Unità,  a sostegno di una lettera in cui è scritto “Basta divisioni e personalismi. Parta dal Sud la sfida per il governo. D’Alema è il punto di riferimento in questa battaglia”.

Nonostante sia visto da molti come figura del “politico per mestiere”, D’Alema non occupa il primo posto della lista dei decani Pd: in cima, infatti, ci sono Anna Finocchiaro e Livia Turco, con 25 anni di presenza in Parlamento. Massimo D’Alema occupa il seggio da 23 anni, Franco Marini e Anna Serafini da 20, mentre da 18 anni ci sono Rosy Bindi, Pierluigi Castagnetti, Giovanna Melandri, Enrico Morando. Da 15 a 16 anni di permanenza figurano poi Gianclaudio Bressa, Tiziano Treu, Giuseppe Fioroni e Marco Follini.

Adesso non resta che osservare il comportamento di questi navigati esponenti del Centro-Sinistra: scamperanno al “virus della rottamazione” o ne verranno contagiati? E in caso di non candidatura, sarà per una scelta personale o per una sorta di imposizione? La risposta arriverà fra pochi mesi; nel frattempo, non resta che seguire il dibattito interno al Pd e ciò che ne scaturirà.



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