Lunedi, 24 luglio 2017 - ORE:16:33

L’Onu decide: Palestina “Stato Osservatore”


L'Onu

Storica decisione: così si può definire la presa di posizione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, conosciuta anche come Onu. Con 138 sì, 9 no e 41 astenuti, è stata infatti approvata la risoluzione che prevede, per la Palestina, lo status di “Stato osservatore” , con tutte le conseguenze che ne derivano.

Sebbene al Palazzo di Vetro ancora non si riconosca ufficialmente lo Stato palestinese, questa mozione si profila come un “riconoscimento indiretto”: l’ente territoriale potrà comunque vedersi spalancare alcune porte dell’imponente edificio newyorkese, come quella dell’ Organizzazione mondiale della sanità, oppure  del Programma alimentare.

Palestina “Stato Osservatore”

L’effetto più atteso, però, è la possibilità di potersi rivolgere al Tribunale Penale Internazionale, per chiedere di indagare su eventuali crimini commessi dalla leadership israeliana durante il pluridecennale conflitto israelo-palestinese.

Oltre agli effetti più diretti sopra elencati, il voto favorevole alla risoluzione delinea una vittoria morale e politica della Palestina. Il piccolo Stato ha difatti battuto, in campo internazionale, un gigante come gli Stati Uniti d’America e il vicinissimo Stato d’Israele:  senza ombra di dubbio, come si evince dalle reazioni,  i grandi delusi della giornata.

Per gli Usa, come ha detto l’ambasciatrice all’Onu Susan Rice, si tratta di “una risoluzione controproducente” ai fini del’obiettivo di «due Stati per due popoli». Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha rincarato la dose, affermando che il voto  “pone nuovi ostacoli sul cammino della pace”.

Dura anche la posizione israeliana. Al discorso di Abu Mazen, che ha chiesto il “certificato di nascita” per il proprio Paese e la fine del sistema di apertheid che vige in Terra Santa, oltre la piena indipendenza della Palestina, ha risposto a tono il premier israeliano, Benjamin Netanyahu: “Non cambierà alcunché sul terreno, non avvicinerà la costituzione di uno Stato palestinese, ma anzi la allontanerà”.

Il Primo Ministro ha poi assicurato che “la mano di Israele resta tesa verso la pace”;  a seguito del voto, però, è stata autorizzata la costruzione di tremila nuovi alloggi per i coloni ebraici in Cisgiordania ed a Gerusalemme est, territori occupati da Israele e rivendicati proprio dal neo-Stato osservatore. Una mossa che certamente non facilita le già difficili e fragilissime trattative di pace in corso.

L’Europa è arrivata all’appuntamento del voto divisa: saltata l’idea del “blocco unito” a favore dell’astensione, gli Stati membri del Vecchio Continente si sono espressi  liberamente.  Hanno dichiarato la loro “scheda biancaInghilterra, Germania, Repubblica Ceca e Olanda, mentre Spagna, Francia, Irlanda, Grecia e Islanda hanno svelato il proprio voto favorevole.

Italia volta a rilanciare il processo di Pace

Anche l’Italia ha dato il proprio sostegno alla risoluzione. Con una nota ufficiale da Palazzo Chigi, il governo ha fatto sapere che la decisione “è parte integrante dell’impegno del governo italiano volto a rilanciare il processo di pace con l’obiettivo di due Stati, quello israeliano e quello palestinese, che possano vivere fianco a fianco, in pace, sicurezza e mutuo riconoscimento“. Nel comunicato si legge inoltre: ”

A questo fine, il governo si è adoperato in favore della ripresa del dialogo e del negoziato, moltiplicando le occasioni di incontro con le parti coinvolte nel conflitto Medio-Orientale, in particolare da parte del presidente del Consiglio, ricevendo conferma della loro volontà di riavviare il negoziato di pace e giungere all’obiettivo dei due Stati”.

Il Presidente del Consiglio, Mario Monti, ha telefonato  sia ad Abu Mazen che a Netanyahu per giustificare il “sì” italiano. Al primo ha chiesto di riavviare immediatamente i negoziati di pace, ma anche di non usare il voto per accedere alla Corte Penale Internazionale e di farne un uso retroattivo, al fine di non aumentare la tensione con lo Stato confinante.

Amicizia tra Italia e Israele

Al secondo, invece, il Professore ha ribadito la “forte e tradizionale” amicizia fra Italia e Israele, per poi garantire il fermo impegno italiano ad evitare qualsiasi strumentalizzazione che possa portare indebitamente Israele, che ha diritto a garantire la propria sicurezza, di fronte al Tribunale internazionale.

Molto differenti sono state le reazioni dalle due parti. Il presidente Abu Mazen, tramite il consigliere Nemer Hammad, ha “espresso il proprio ringraziamento al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al premier Mario Monti”. “Questo è un voto nella direzione giusta e naturale per un grande Paese come l’Italia”, ha detto il portavoce, convinto che “una stagione in cui l’Italia aveva perso la sua identità e il suo ruolo nel Mediterraneo sia passata”. Opposto il sentimento israeliano: l’ambasciatore di Israele in Italia ha espresso “una delusione molto grande” per la decisione del governo italiano.

“Quando si è molto vicini a qualcuno, quando lo si considera un grande amico, la delusione è più forte”, ha spiegato il diplomatico  Naor Gilon.

Lo stesso Bel Paese, però, si è spaccato in due sulla questione della risoluzione Onu.  Il Vaticano, non facente parte del territorio nostrano, ma comunque molto influente su di esso, ha espresso la sua soddisfazione: “Accogliamo con favore la decisione dell’Assemblea Generale, con la quale la Palestina è diventata Stato Osservatore non membro delle Nazioni Unite”.

Dello stesso avviso il centro-sinistra italiano: durante il faccia a faccia televisivo, sia Bersani che Renzi, candidati a guidare lo schieramento sinistrorso, avevano espresso il desiderio che l’Italia votasse  “sì”, visto come un primo vero passo, non solo simbolico, verso la costituzione di due Stati e la pace.

Il centro-destra, invece, ha espresso il suo disaccordo con la linea che il governo ha deciso in ambito internazionale. “Europeismo non può voler dire distacco da Israele”, dice Cicchitto.

C’è un pizzico di irresponsabilità in questa decisione, che più che dall’europeismo discende dall’influenza delle tradizionali posizioni del Pci sui nostri meccanismi di politica estera. Ma se l’Italia contribuisce a dare il senso di un isolamento di Israele, i rischi di conflitto e non di pace aumentano e non diminuiscono. Assai significativa è la delusione degli Usa. Ancor più delusi siamo noi”.

Non solo, dunque, nello scenario internazionale; anche in quello nazionale troviamo una netta spaccatura sulla vicenda della risoluzione. Proprio da questa, in campo mondiale, ne esce rafforzato lo Stato Palestinese e , di contro, ne vengono fuori con qualche livido Stati Uniti e Israele. Bisogna ora attendere, per vedere se si il dualismo si risolverà così anche all’interno dei confini italiani.



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