Martedi, 17 ottobre 2017 - ORE:18:32

Obama attacca i repubblicani: “la guerra non è un gioco”


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A seguito dei risultati ufficiali del Supermartedì, il giorno delle urne in 10 Stati, con 437 delegati in palio, nelle primarie dei repubblicani, Obama lancia il suo attacco ai suoi avversari alle presidenziali di novembre. Il tema caldo della campagna elettorale, insieme ovviamente al rilancio dell’economia, è la politica estera. I repubblicani, come è risaputo, eccetto in casi rari, sono da sempre interventisti.

I neoconservatori in particolare, il ramo ideologico dell’ex presidente George W. Bush, accusano Obama di miopia di fronte alle minacce estere, prima su tutti quella rappresentata dall’Iran. Il candidato favorito alle primarie del Gop, Mitt Romney, ha recentemente accusato Obama: “la sua rielezione è un pericolo per il nostro paese, l’attuale presidente intende lasciare l’Iran libero di costruirsi la bomba atomica”.

Obama risponde alle accuse in modo diretto, e attacca la destra Usa: “la guerra non è un gioco. I repubblicani parlano di guerra con leggerezza, ma il comandante in capo delle Forze Armate sono io; visito i nostri feriti negli ospedali militari, devo soppesare tutti i costi della guerra. Chi invoca all’interventismo militare nei comizi elettorali lo fa solo perché non ha le responsabilità che ho io”. Per quanto riguarda il caso specifico dell’Iran, il primo presidente nero degli Usa afferma che: “la crisi nucleare iraniana si può risolvere in maniera diplomatica, lo hanno ammesso gli stessi servizi segreti israeliani”.

La frase di Obama segue l’annuncio da parte dei cinque Stati coinvolti (Usa, Russia, Francia, Germania, Inghilterra, Cina) della ripresa del dialogo con Teheran. Recentemente il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto visita a Washington per discutere con Obama della crisi con l’Iran. I repubblicani ne hanno subito approfittato per dipingere il presidente democratico come uno che si arrende di fronte ai nemici dell’America, uno che ha tradito la fiducia di Israele, che ha messo in atto una politica estera disastrosa e pericolosa in vista del futuro.

Gli attacchi ad Obama vengono, oltre che da Romney, anche dagli altri candidati Rick Santorum e Newt Gingrich e dal suo ex rivale alle presidenziali del 2008, John McCain. Obama risponde dicendo che “coloro che evocano la guerra dovrebbero spiegarne i costi ai cittadini americani, non c’è niente di casuale nell’impatto che la guerra ha sulle vite umane”. Il presidente ha parlato anche dei costi di natura economica della guerra: “l’idea che tutte le crisi si possano risolvere mandando le nostre truppe si è rivelata sbagliata in passato”, basti pensare all’Iraq, e ha messo in guardia “qualche volta combattere è necessario, ma quando le guerre diventano oggetto di manovre politiche a pagarne le conseguenze non sono certo i potenti”.



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