Martedi, 23 maggio 2017 - ORE:14:33

Natale infuocato per la politica italiana

Napolitano politica italiana

Napolitano politica italiana
La settimana pre natalizia, quella che nell’immaginario collettivo porta alla distensione, al ritorno nelle località d’origine e all’incontro di parenti e amici, ha, invece, visto una politica infuocata. Molta la carne sul fuoco; in dettaglio, le notizie del quarto appuntamento de #lasettimanapolitica appena trascorsa per aprire la nuova con uno sguardo conscio e consapevole su ciò che avviene.

Napolitano annuncia la fine del suo mandato

Giorgio Napolitano, nei giorni scorsi, ha ufficializzato, senza indicazione di data, l’imminente fine del suo mandato in concomitanza con la fine del semestre europeo di presidenza italiana. Facendo dei calcoli, infatti, le date utili per le dimissioni cominciano il 14 gennaio. In occasione di questo annuncio, Napolitano ha anche rivolto un assist al Governo e specifica che, un anno fa, non c’era ulteriore compagine governativa che potesse prendere il posto di Letta se non il Governo Renzi che, nonostante tutto, continua, ha dimostrato un impegno significativo per le riforme.

La politica accende i motori per il Quirinale

L’annuncio di dimissioni del Presidente della Repubblica ha fatto iniziare i giochi e il toto nome per la nuova elezione, ma Renzi sa bene che, in Italia, i nomi che circolano prima dell’appuntamento dell’elezione del Capo dello Stato, se si fanno, saranno bruciati. Proprio per questo, ha chiesto ai suoi di non far circolare nulla, ma, nel frattempo, sta cercando d’individuare una figura, uomo o donna non importa, che sia di alto profilo, ma che non sia sotto i riflettori da anni. Il Presidente del Consiglio ha fatto due conti: una soluzione del genere, infatti, potrebbe avere il sostegno della maggioranza e di Forza Italia, computando anche gli eventuali dissidenti interni ai partiti che, con il voto segreto, spunterebbero come le lumache quando piove. Sulla questione arriva anche il sostegno di Silvio Berlusconi.

Prodi e la visita a Palazzo Chigi

Sebbene il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi riporti che Romano Prodi e Matteo Renzi abbiano parlato di politica internazionale, nessuno crede che non si sia parlato anche di Quirinale, nonostante il Professore Prodi si tiri fuori dai giochi. Voci di corridoio vorrebbero un Renzi che ha chiarito la posizione del  2013 e dei 101 franchi tiratori, quelli che non portarono in porto l’elezione di Prodi al Quirinale, e che ha invitato il Professore a rimettersi in lista se nei primi 4 scrutini non venga eletto nessuno. Ovviamente tutto ciò ha intimorito Silvio Berlusconi che accetterebbe tutto, ma non il Professore al Colle. Perché? Forse perché è l’unico che lo ha battuto due volte.

La nottata del maxi-emendamento

Il fine settimana ha visto le due Camere impegnate, con orari estenuanti, per l’approvazione della legge di stabilità. Prima il Senato che, causa errori e ritardi del Governo, ha visto arrivare il voto di fiducia e l’approvazione definitiva non prima delle 5 di mattina del 20 dicembre. La richiesta del voto notturno non è piaciuto alle opposizioni, Beppe Grillo addirittura ha parla di dittatura con vaselina. Alla fine, il testo è passato con 162 si, 37 no e nessun astenuto. Oggi dovrebbe arrivare l’ok definitivo della Camera.

Poletti e l’appalto alla cooperativa di Buzzi

Il M5S ha chiesto le dimissioni del Ministro del Lavoro Poletti perché le pulizie del Ministero del Lavoro sono state affidate alla cooperativa di Buzzi, quella coinvolta nella nota vicenda mafia capitale. Il M5S metterebbe in evidenzia anche irregolarità circa l’appalto che sarebbe stato, infatti, un affidamento diretto. Il Ministero smentisce le critiche, ma sarebbe opportuno un chiarimento del Ministro.



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