Lunedi, 20 novembre 2017 - ORE:08:39

Monti: sull’articolo 18 si può discutere. Posto fisso? “Monotono”


Monti

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Si era ormai capito da tempo che l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori non era più al sicuro. A partire dalle dichiarazioni singhiozzate del ministro Fornero fino ad arrivare oggi alla conferma del premier al tg5.

A inizio intervista  Monti viene interrogato prima di tutto sulle faccende europee e sul recente accordo raggiunto al vertice di Bruxelles con un breve accenno allo spread che ha visto ad oggi un notevole abbassamento sotto la quota del 400. La risposta arriva puntuale e più precisa del solito: “lo Spread deve scendere ancora e scenderà” – dice Monti – “questa variabile ha polarizzato anche troppo l’attenzione dei mercati”, mentre riguardo l’intesa, dichiara: “l’accordo cristallizza l’adesione di ogni paese alla disciplina di bilancio” e suggerisce ai “tutori di questa disciplina, in particolare la Germania e la banca centrale europea, di sentirsi più rilassati nella condotta della politica monetaria da qui ai prossimi tempi”.

E’ ormai chiaro che i sacrifici che si chiedevano all’Italia di attuare non sono una specifica del nostro paese, o della Grecia, ma si allargano d’ora in poi a tutta la comunità europea. Monti sembra aver raddrizzato la credibilità nei nostri confronti e non si è peritato nel bacchettare i modi eccessivamente autoritari della Germania o della Francia, cosa che fino a poco tempo fa non ci saremmo potuti mai aspettare da uno come Berlusconi. Se prima vedevamo la Merkel come un simbolo da imitare o da cui prendere lezione, con Monti le cose sembrano essere decisamente cambiate o forse anche ribaltate.

Ma lo sconcerto arriva successivamente quando il premier risponde alle domande sulla politica interna. Liberalizzazioni e articolo 18 tornano immediatamente a scandire gli obiettivi di questo governo e basta una dichiarazione, un po’ informale e decisamente poco “montiana”, a far scatenare la polemica.

Partendo dalle privatizzazioni, il premier commenta che sono una “possibilità”, in quanto l’Italia possiede un grande capitale pubblico, ma l’accento deve essere posto sul potenziale umano di cui il nostro paese dispone e sul quale noi non abbiamo abbastanza investito in passato. “Lo sforzo quindi di questo governo e di quelli che ci sostengono in parlamento è di valorizzare, attraverso una maggiora concorrenza e un maggiore spazio al merito, questo capitale umano”.  E a Matrix aggiunge infine l’affermazione tanto esplosiva e contestata: “Tutte le cose che stiamo cercando di fare sono operazioni di ricerca della consapevolezza. I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia“.

L’articolo 18 è quindi, secondo il premier, il responsabile di una scissione interna al lavoro: tra quelli che un posto ce l’hanno di già e non devono sentirsi minacciati dalla crisi, e quelli che, soprattutto giovani, sono tenuti fuori dai giochi e vivono una condizione di eterna instabilità.

Le proteste da parte del precariato non tardano tuttavia ad arrivare e anche dal Pd, Bersani non si fa desiderare: “Il posto fisso diventa monotono quando uno ce l’ha” – commenta – “quando e può guardarsi attorno. Quando uno non ce l’ha, il posto fisso è desiderabile”. Infine il segretario del partito democratico chiarisce: “Ma il pensiero di Monti , che conosco, è un po’ più articolato di quella battuta”.

Monti non si risparmia infine di elogiare la serietà e la fiducia che le parti politiche gli hanno riposto per attuare le riforme e non in ultimo concede un apprezzamento nei confronti di Berlusconi e al suo dichiarato sostegno al governo, d’altra parte non potevamo non aspettarci un contentino a Mediaset  per il caloroso invito.

A fronte della polemica, tuttavia, viene da riflettere come sia possibile che al serissimo Monti non si permetta di sgarrare un secondo e di non cimentarsi in battute così troppo azzardate e così poco formali per un professore del suo calibro, e aver permesso al suo predecessore di espletare certe dichiarazioni al limite tra il comico e il tragico.



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