Sabato, 19 agosto 2017 - ORE:03:50

Matteo Renzi si attiva per il jobs act: ecco le reazioni dei politici

jobs act

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Punti salienti del jobs act

Passate le festività, si rientra nei ritmi altalenanti dell’affaire politico italiano. Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico, ha riunito, nei giorni passati, la segretaria del partito per mettere appunto il jobs act con nuovi riferimenti giuridici e l’intento unico di sfoltire la complessa e ingarbugliata normazione sulla materia.

Lavoro: assegno universale per chi lo perde

Le novità, che sono state introdotte dal jobs act, vanno dalla contrattazione unica all’assegno universale per chi perde il lavoro con l’obbligo di frequentare un corso di formazione professionale senza, però, rifiutare più di una proposta di lavoro.

Altro punto essenziale del jobs act è la diminuzione dell’IRAP, di quasi il 10%, per le imprese. Il segretario del Pd tiene a ribadire che il testo è ancora una bozza, aperta alla discussione collegiale con tutto il Pd. Il 16 Gennaio è la data cruciale per confrontarsi e portare all’essere un testo che sarà nodo centrale del patto di coalizione di cui, ovviamente, il premier Enrico Letta vuole farsi garante con tutte le forze di maggioranza.

Le reazioni dei politici

La proposta renziana ha ricevuto reazioni diverse: Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, esprime il suo parere favorevole con la clausola, però, di un confronto importante; il Movimento 5 Stelle, che pur condividendo, in parte, l’assegno universale, rimane diffidente; in linea con lo scetticismo grillino si trovano Scelta Civica e Forza Italia che dichiara il suo totale dissenso per una manovra massacrante su giovani e disoccupati. Sulla questione, prende la parola Enrico GiovanniniMinistro del Lavoro, che preferisce tenere una linea assai più cauta, visto che la proposta del Partito Democratico, come riconosce anche Renato Schifani del NCD, necessita di forti somme economiche che, al momento, non sono disponibili.

La questione dei 150 euro detratti dalla busta paga degli insegnanti

Fabrizio Saccomanni, Ministro dell’Economia, finisce nel calderone delle critiche e passa sotto le grinfie politiche per la vicenda sul rimborso di circa 150 euro che i docenti italiani erano tenuti a fare nei confronti dell’erario italiano. Una storia definita un pasticcio da Renzi; i docenti, infatti, per una normativa varata nel triennio 2010-2013 avevano diritto ad un aumento di circa 150 euro, corrispondente agli scatti di anzianità, che hanno ricevuto dallo scorso gennaio. Con il blocco degli scatti, a causa della crisi, i docenti erano tenuti a non percepire la somma e, pertanto, obbligati al rimborso.

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L’intervento di Maria Grazia Carrozza e di Nardella

Immediato l’intervento del ministro dell’Istruzione Maria Grazia Carrozza e del Governo che, evitando la via del rimborso, hanno trovato la soluzione ottimale. Il ministro Saccomanni, dal canto suo, precisa che egli è un mero esecutore esente da colpe e che vi è stato un grave errore di comunicazione. Alle considerazioni di Saccomanni risponde il renziano Dario Nardella, ribadendo “Una rubrica essenziale e importante come quella economica deve essere affidata  alla politica e non in mano ai tecnici“.

Uno sguardo all’economia

Nel frattempo l’economia italiana registra l’aumento, già atteso dall’UE, del rapporto deficit-Pil che si ferma alla soglia critica del 3%; al contempo, occorre segnalare la leggera diminuzione della pressione fiscale che scende al 41% circa. Timidi segnali per una lenta, ma, si spera, costante ripresa.



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