Lunedi, 24 luglio 2017 - ORE:16:43

Matteo Renzi infiamma il pubblico di Lucca, si parla di futuro, Europa e merito


Renzi

Renzi a Lucca

La piazza del Caffè delle Mura a Lucca brulica di gente alle 18:30 di Sabato 15 Settembre, c’è una gran folla che attende l’attuale sindaco di Firenze Matteo Renzi, che da tre giorni si è lanciato nella corsa alle primarie del PD e sta girando tutta Italia per tenere i suoi comizi. Il pubblico è in fibrillazione, i posti a sedere non bastano e molta gente è costretta a stare in piedi, tra la folla si vedono persone di tutte le età, tanti giovani e anche qualche bambino. Le aspettative sono alte, Matteo Renzi ha lanciato la sfida al PD con la politica della rottamazione e ha invitato i delusi da Berlusconi ad appoggiarlo, sembra preludere ad un’ondata di freschezza all’interno di un partito che da ormai troppo tempo è fermo sulla sua solida poltrona. L’attesa è già salita a 15 minuti, il sole dietro le mura sta tramontando e la gente comincia a guardarsi intorno attonita, uno scoppio di sirene ed ecco che gli altoparlanti cominciano a suonare la hit ”Titanium” di David Guetta (sembra che arrivi un’ondata di freschezza vera e propria). Arriva circondato da giornalisti e fotografi, passo deciso, camicia bianca e forma smagliante. Sale sul palco dove troneggia un’installazione dello slogan ”Adesso!” a caratteri cubitali, blu elettrico. La folla di 2500 persone, contenute a malapena nel baluardo S.Maria, lo accoglie con un applauso caloroso.

L’esordio al Caffè delle Mura

«È un appuntamento un po’ strano, comincia Renzi con un piacevolissimo accento fiorentino, lontano dalla tv, insomma sarebbe stato più conveniente fare i discorsi davanti alle telecamere, in trasmissione, invece di scegliere di girare tutte e 108 le provincie italiane. In camper.» Ma questo è proprio l’obbiettivo della campagna del sindaco fiorentino, prendere l’impegno di girare città per città e farsi vedere fisicamente dal pubblico, dando un senso di concretezza al suo progetto, quella concretezza che ormai manca da tempo alla politica italiana. «Oggi NON parlerò della rottamazione», e un «Bravo!» ironico arriva dal pubblico, Renzi sorride e fa una battuta. Precisa comunque che la rottamazione non è l’esclusione degli anziani, sono loro la nostra eredità dal passato, sono loro la tradizione e non andrebbero eliminati in tronco, ma è il mettersi da parte di chi governa ormai da 25 anni più con le chiacchiere che con i fatti. Ed ecco le parole chiave per cambiare l’Italia: futuro, Europa, merito.

«La nostra è un impresa difficile, ma siamo certi che ADESSO è arrivato il momento di dire che la politica non è quella schifezza che ci hanno mostrato per tutti questi anni. Bisogna rottamare le idee! Il passato ha valore ma il futuro non è una minaccia, il futuro è stato preso dalla politica attuale come una discarica, il futuro è l’emblema del debito pubblico, un neonato parte con un debito di 32.000 euro. Basta guardare i danni della politica attuale, un esempio? L’Alcoa, l’Ilva. Basta rimandare gli impegni!»

Non manca la grande capacità dilettica

Parole forti quelle del sindaco di Firenze, frasi ad effetto che coinvolgono e fanno riflettere; ha una perfetta padronanza del linguaggio e non esita a rivolgersi al pubblico, alle mamme, alle nonne, ai padri e ai futuri genitori che si trovano  sulle spalle non solo le tasse da pagare ma anche il debito che lo Stato italiano ha maturato negli ultimi 10 anni. «La nostra oggi è una politica di sfiducia, di pessimismo. Paragonerei la Sinistra di oggi al frate che ammonisce Massimo Troisi nel film ”Non ci resta che piangere”».  Per dare più enfasi all’affermazione ecco che gli schermi accanto al palco di accendono e cominciano a trasmettere proprio quel punto del film: il frate affacciato alla finestra che dice a Troisi:«Ricordati che devi morire! Ricordati che devi morire! Ricordati che devi morire!». A Renzi dunque, oltre alla concretezza, non manca nemmeno il senso dell’umorismo.

Cambiamenti per quanto riguarda a politica fiscale

Continua poi a parlare di futuro, degli investimenti italiani sulle infrastrutture e auspica ad un Freedom of Information Actossia ad una dichiarazione degli investimenti dello Stato. Il problema, precisa il sindaco, non è la mancanza di investimenti ma la pessima qualità delle infrastrutture, «Ed è vergognoso il costo delle nostre autostrade in confronto ad esempio a quelle della Germania», fa poi l’esempio eclatante della Salerno-Reggio calabria, che oltre ad essere incompiuta «Alla fine della fiera costa ai contriubuenti, cioè a noi, più di quello che è costato mandare su Marte la sonda Cuoriosty». «Bisogna fare dei cambiamenti nella politica fiscale! A Firenze sono riuscito ad abbassare l’ addizonale Irpef dallo 0,3 allo 0,2» Poi precisa, con un’altra frase da oratore esperto, che “lo Stato è forte con i deboli e debole con i forti” , e qui la folla si profonde in un applauso sentito, sincero. Per marcare il concetto della politica fiscale italiana parte un secondo spezzone di film, questa volta la scelta ricade sulla scena di “ Qualunquemente”  in cui cade un silenzio imbarazzato, stupito, quando il Tenente Cavallaro richiede la ricevuta fiscale al ristorante. «Dobbiamo superare il modello Cettola Qualunque», dice Renzi.

Il rapporto tra Italia ed Europa

Matteo Renzi attacca poi con il secondo punto del progetto di Adesso!”, l’Europa. Il sindaco paragona ironicamente l’Europa ad una vecchia zia antipatica: «A quanti non è capitato di avere una zia antipatica? A cui rendere conto di tutto e che rompe le scatole dalla mattina alla sera? » Ecco così è l’Europa, tutto quello che l’Italia fa lo fa perché glielo dice l’Europa, che «non e’ un elenco di prescrizioni che viene a rovinarci la vita, ma e’ la piu’ grande scommessa di pace degli ultimi settant’anni», e noi dovremmo viverla così. Renzi smantella- figurativamente- il Patto di stabilità, il fondo Geremy e tutte le iniziative europee che non hanno giovato a nessuno se non ai soliti noti, gli investimenti sono complicati, le iniziative bloccate. L’Europa dovrebbe essere vissuta come un luogo in cui portare la bellezza dell’Italia, dovremmo ricevere finanziamenti per potenziare la nostra carta vincente, la cultura, ma Renzi afferma che pur troppo viviamo in un Paese dove “ Il capo dell’Inps prende 40 volte il direttore degli Uffizzi, mentre secondo me bisognerebbe prendere esempio a Olivetti che diceva che chi comanda puo’ prendere al massimo 10 volte del proprio dipendente che guadagna di meno”.

Basta con gli inciuci

Ultimo e non meno importante punto chiave della politica renziana è il merito. La sinistra oggi va propagandando un egualitarismo vuoto, credere nell’uguaglianza significa non far arrivare tutti allo stesso punto ma rimuovere gli ostacoli che esistono per far partire tutti dallo stesso punto”. «Ci vuole un sistema di valutazione per merito e non per posizione, ad oggi il sistema premia solo e sempre i soliti noti. Basta garantire chi è già garantito, i sindacati dovrebbero tutelare i giovani e le persone che a 50 anni perdono il lavoro, bisogna cominciare a scommettere sulle eccellenze». Renzi si scaglia contro l’idea che se perdi sei una nullità e tutti ti voltano le spalle, ma secondo lui la vera sconfitta è di chi non ci prova nemmeno e si nasconde dietro i potenti.

Chiarezza ed umiltà

Per chiudere il discorso in bellezza il neo candidato del PD parla di partecipazione in prima persona, di chiarezza e di umiltà. Vuole dimezzare il numero e gli stipendi dei parlamentari proprio come ha fatto con gli assessori fiorentini, concretezza e fatti sono le sue parole d’ordine. «Non permetteremo mai a nessuno di dirci che non ce la possiamo fare, quando le persone dicono che non sappiamo fare una cosa è perché sono loro che non la sanno fare», la frase è accompagnata dalla voce dell’attore Will Smith che incoraggia il figlio nel film “ Alla ricerca della felicità”  (altro filmato trasmesso nel corso del discorso). Quello di Renzi non è un sogno troppo grande, conosce i sui limiti ma crede in quello che dice e dalle sue parole trasuda concretezza, « Quello che diciamo, facciamo, non abbiamo paura di perdere la faccia».



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