Mercoledi, 20 settembre 2017 - ORE:11:26

Mani Pulite, 1992: Il processo compie oggi venti anni


Il 17 febbraio 1992 l’allora sconosciuto e giovane pm Antonio di Pietro ottenne dal GIP Italo Ghitti un mandato di arresto per Mario Chiesa. Da quel giorno si è aperta il più grande processo della storia italiana: Mani Pulite. Il termine ”mani pulite” fu utilizzato per la prima volta da Amendola, membro del PCI, nel 1975 alludendo all’onesta del proprio partito; nel 1977 Castellacci, scrittore giornalista, pubblicò un libro dal titolo ”Mani Pulite” e nel 1980 Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, utilizzò l’espressione ” chi entra in politica deve avere le mani pulite”.  Mani Pulite è un grande ossimoro se lo si va a vedere per cosa è stato usato nel 1992:

Chiesa, membro in primo piano del PSI, era stato colto in flagrante con una mazzetta di sette milioni di lire infilata sotto la giacca. Da quell’arresto partì una seria estesissima di indagini che portarono 2.575 persone  sotto accusa e 1300 condanne. Un’intera classe dirigente messa in soffitta. All’alba delle elezione del Maggio 1992 Mani Pulite fu tacciata di essere un preciso disegno politico portato avanti da Di Pietro per offuscare la campagna elettorale del PSI e Craxi, la Lega sfruttò l’onda dell’indignazione popolare per ottenere voti, insomma, il processo non era ancora stato preso sul serio o almeno si cercava di tenerlo a tacere.

La situazione muta dopo le elezioni, La lega in testa con la Rete, una miriade di arresti per corruzione, concussione, rivolte  a una fittissima rete di politici e imprenditori. Craxi dovette rinunciare all’aspirazione di presidente del Consiglio, il neo Presidente della Repubblica Scalfaro si rifiutò di mettere al governo esponenti politici che potevano avere contatti con gli inquisiti. Da una parte dunque veniva scoperta la corruzione dei politi, dall’altra prendeva avvia una grande marcia moralizzatrice.

Ma nel 1993 la bufera Mani Pulite rischia di essere insabbiata, soffocata da una legge che depenalizzava i finanziamenti illeciti dei partiti, Scalfaro anche questa volta disse ”no” alla firma di una legge che minava la Costituzione. Ad Aprile dello stesso anni Bettino Craxi fu sottoposto ad un’inchiesta, Di Pietro insiste perché questi sia sottoposto ad uno stretto controllo finanziario, intanto conti illegali all’estero, Svizzera e Hong Kong spuntano davanti agli occhi dei giudici. Berlusconi entra in scena a Ottobre del 1994 come colui che ha finanziato illecitamente Craxi, il fratello Paolo Berlusconi viene rimandato a giudizio per corruzione e il menager della Fininvest vicino a Berlusconi viene messo in carcere. Di Pietro ottiene un mandato per portare avanti le indagini anche di Berlusconi, il cui governo cade nel Dicembre dello stesso anno.

Il pool di Milano e i pm che affiancarono Di Pietro in tutti questi anni, dal Febbraio 1992 al 2012 sono stati accusati numerevoli volte, a loro volta, di corruzione, grazie a loro la più grande rete di corruzione che gli anni Novanta abbiano visto è stata portata allo scoperto.

Ieri a Milano, al teatro Elfo, il leader dell’ Italia dei valori si è commosso davanti ad una roboate platea di spettatori applaudenti ricordando le tappe e la fatica di quegli anni. Le indagini aperte su Di Pietro, ventisette in tutto, si protraggono tutt’oggi, 320 denunce ha dovuto subire per sostenere la veridicità e la giustezza di Mani Pulite. Ha parlato della corruzione come, di come  «Venti anni fa avevamo un malato grave, il paese Italia, con un tumore grave, la corruzione politica ambientale, che oggi è diventata una metastasi, perché oggi é più difficile scoprire i reati perché si sono introdotte una serie di norme per non farli scoprire, non sono più’ reati: si dice che il tumore e’ un ”foruncolone”». A teatro è intervenuto anche il sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

Chi non condivide assolutamente l’evento commemorativo è stata Stefania Craxi, figlia dell’ex Premier Bettino Craxi, che ha commentato negativamente la cosa, non si risparmia nemmeno Cicchitto, oggi capogruppo alla Camera del Pdl, che ha affermato: «Il finanziamento illecito era un sistema. Ma se quel sistema andava smontato allora avrebbe dovuto riguardare tutte le imprese, ma non fu così perchè alcune vennero colpite e altre no».



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