Martedi, 17 ottobre 2017 - ORE:18:45

Le grane del nuovo governo

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(Nella foto sopra, il sindaco di Roma Ignazio marino e Matteo Renzi questo settembre a Roma)

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Il nuovo governo di Matteo Renzi scontenta Roma

Martedì il nuovo governo ha incassato, definitivamente, la fiducia anche alla Camera e, come promesso, Matteo Renzi si è tuffato nei dossier più delicati della politica italiana, mantenendo aggiornati gli italiani con il suo solito tweet giornaliero. Pochi giorni e il nuovo Governo deve affrontare vecchie e nuove grane politiche. Ieri, visto l’ostruzionismo delle opposizioni, il noto decreto Salva Roma, che avrebbe fatto incassare qualche euro alla città capitolina e dato ossigeno all’azione amministrativa del sindaco Ignazio Marino, non è passato. Ovviamente è stata una tattica politica, Renzi, infatti, avrebbe potuto mettere la fiducia, ma questo gli avrebbe, sicuramente, creato non pochi problemi, visto che qualche giorno prima aveva promesso che avrebbe rispettato il ruolo primario del Parlamento riducendo al minimo l’uso della fiducia.

Le reazioni di Ignazio Marino e la telefonata “energica

Saputo il fattaccio, il Sindaco romano, Ignazio Marino, è andato su tutte le furie, tanto che ai microfoni di Radio 24 ha dichiarato: “Domenica sarò costretto a bloccare la Città. Visto che i soldi non ci sono più, non posso pagare né gli stipendi ai miei dipendenti, né mantenere aperti gli asili nido né garantire il trasporto pubblico. I politici con le auto blu si salveranno, tutti gli altri dovranno accontentarsi“. La dichiarazione, giunta a Palazzo Chigi, non è piaciuta al Presidente del Consiglio che, immediatamente, ha contattato Marino, chiarendo tutto. La telefonata, dice l’entourage di Renzi è stata assai energica, lo stesso Presidente, pubblicamente, ha ribadito che comprende bene le preoccupazioni di Ignazio Marino, che avrebbe approntato un nuovo decreto a vantaggio degli enti locali in difficoltà, ma non ha apprezzato i toni usati.

L’italicum e l’approdo in aula alla Camera

Nel frattempo il percorso della legge elettorale, l’italicum (di cui potete leggere un approfondimento qui), prevede la prima fermata: l’assemblea di Montecitorio. Approvato, il testo giungerà al Senato per il lavori in commissione e l’approdo, successivo, in aula. Discusso l’emendamento del democratico Giuseppe Lauricella che prevede l’entrata in vigore della legge solo dopo l’approvazione della riforma del Senato, rassicurando così gli animi degli alfaniani, casiniani e montiani.

Malumori, ovviamente, da Forza Italia che, invece, preme; Renato Brunetta, infuriato, interviene considerando il fatto un vero sabotaggio dell’accordo Renzi-Berlusconi e continua:”Un blocco della legge elettorale, aprirebbe un caso politico“. A riguardo, occorre segnalare le  parole del Presidente della Corte Costituzionale, Gaetano Silvestri, che ieri, durante la relazione sulla giurisprudenza 2013, ha precisato che il legislatore deve intervenire con un legge che garantisca sia la rappresentanza sia la costituzione di governi stabili; ha precisato, invece, che la Corte non ha creato alcuna legge elettorale, perché la sentenza 1/2014  si è solo espressa sulla incostituzionalità di parti importanti del porcellum: liste bloccate troppo lunghe e premio di maggioranza eccessivo. Il consiglio di Silvestri è quello di creare un sistema con liste brevi, che consentano all’elettore di conoscere i candidati, o un sistema preferenziale.

La squadra di governo si allarga

Oggi Matteo Renzi convocherà il Governo e nominerà i nuovi vice-ministri e i nuovi sottosegretari. Alle 10.30 occhi puntati su Palazzo Chigi.



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