Lunedi, 24 luglio 2017 - ORE:16:39

Le dimissioni del Boss(i)


L’annuncio lo dà Matteo Salvini a Radio Padania, alle ore 17.13 di giovedì: Umberto Bossi, “per il bene del partito e di tutti i militanti”, ha deciso di fare un passo indietro e di rassegnare le proprie dimissioni, definite “irrevocabili” proprio dallo stesso Senatur. Il tutto al termine di un pomeriggio travagliato, iniziato alle ore 13 ma sviluppatosi più tardi con l’inizio del Consiglio Federale del Carroccio: convocato dapprima solo per scegliere il successore del tesoriere dimissionario Francesco Belsito, successivamente si rivela sede di una vera e propria rivoluzione dirigenziale all’interno della Lega Nord.

Umberto Bossi arriva in Via Bellerio, dove si tiene la riunione, convinto che l’ordine del giorno riguardi soltanto il caso Belsito; il piglio è quello di sempre, duro e convinto. Le ore successive, scandite dal confronto con Calderoli e, soprattutto, con l’ex ministro degli Interni Roberto Maroni, serbano però grosse novità. Il leader del partito annuncia a sorpresa l’idea, maturata negli ultimi giorni, di presentare le proprie dimissioni da segretario, in seguito alla scoperta di documenti nella cassaforte dell’ex tesoriere leghista riguardanti, secondo delle indiscrezioni, la famiglia del fondatore del gruppo ora all’opposizione. Certamente è ancora tutto da chiarire, soprattutto se il caso dovesse sfociare in ambito giudiziario; nel frattempo, però, Bossi lascia, per evitare che si insinuino “ dubbi sulla reale pulizia dentro il movimento”.

Alle ore 17,20, dopo le dimissioni, il leader viene nominato all’unanimità presidente federale del partito: gesto che sa di concessione dell’onore delle armi al padre fondatore, ormai sconfitto. Il ruolo di tesoriere va a Stefano Stefani, militante di lunga data e presidente della Commissione Esteri alla Camera. La vera rivoluzione, però, si ha per quanto concerne, ovviamente, la segreteria. Il partito viene affidato ad un triumvirato, un collegio di tre persone con il compito di traghettare la Lega attraverso il mare delle elezioni amministrative per poter giungere, col minor danno possibile, al congresso di autunno da cui uscirà il nome del nuovo segretario. I tre nomi sono quelli di Roberto Maroni e Roberto Calderoli, rispettivamente spina nel fianco e fedelissimo del Senatur, oltre a quello di Manuela Del Lago, ex presidente della provincia di Vicenza. Da notare che la scelta di questi tre successori “a tempo” contrasta con lo statuto del partito, che prevede che il congresso si tenga entro 30 giorni dall’abbandono del segretario. La mossa, però, deve essere vista come escamotage per superare le amministrative, come già scritto; ma anche per non prendere decisioni avventate, ragionare sui papabili alla successione con freddezza e senza foga. Cosa che invece hanno dimostrato numerosi fedelissimi di Bossi, accorsi in Via Bellerio per sostenere la propria guida politica e, venuti a conoscenza delle sue dimissioni, esplosi in cori di rabbia soprattutto nei confronti di Maroni. Lo stesso Bossi, però, si mostra in un abbraccio con il presunto nemico interno, dichiarando: “ Maroni traditore? No, non è così”. Aggiunge inoltre che continuerà il suo impegno in politica : “ il fatto che abbia rassegnato le dimissioni non vuol dire che scompaia, se lo scordino. […] La priorità è il bene della Lega e continuare la battaglia”.

Le reazioni dal mondo della politica non si sono fatte attendere: “ in parte un atto dovuto, dall’altra un atto da rispettare”, afferma Di Pietro (Idv); “seguiamo il travaglio della Lega con grandissima attenzione e solidarietà, al di là delle profonde differenze politiche attuali”, ha detto il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che continua dicendo “Bossi ha segnato un’epoca e ha costituito una delle più rilevanti novità politiche dall’inizio degli anni 90 ai giorni nostri”. Sulla rete e nei social networks, immediato il tam tam fra i navigatori : chi si dice dispiaciuto, chi amareggiato; ma anche chi ironizza sull’inimicizia verso quella parte di Italia più meridionale, ricordando il “ Roma ladrona ” di bossiana memoria, ora più che mai discutibile, o il fatto che il triumvirato, in fondo, l’avevano già proposto gli antichi romani.

Il tutto avviene in una data, il 5 aprile, che avrebbe dovuto ricordare una pagina gloriosa della Lega: precisamente 20 anni fa, in questo giorno, Bossi e tutti i militanti del movimento festeggiavano la loro prima vera vittoria politica, culminata con la conquista di 55 seggi in Parlamento. Ma la realtà di quella primavera del 1992 è ormai lontana; ora non resta che vedere come reagiranno gli elettori a questo scossone che ha minato le basi, una volta stabili, del Carroccio: le elezioni amministrative ormai sono alle porte, e sebbene la Lega Nord sia molto radicata nel territorio, questa vicenda potrebbe avere ripercussioni importanti anche laddove prima vi erano solide certezze.



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