Mercoledi, 18 ottobre 2017 - ORE:20:32

La disfatta della politica e la storia che si ripete

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Scusate se abbandono le classiche vesti dell’obiettività giornalistica, ma reputo che sia necessario capire cosa stia succedendo, in totale silenzio, in questi giorni. Da sempre, e da ogni parte, sentiamo con enfasi che la funzione prima della storia è quella di rendere consapevole l’uomo del suo passato, anche dei drammi che si sono consumati, rendendolo così conscio della sua esistenza nel mondo.

La sconfitta della politica

A malincuore, visti i risultati elettorali francesi, occorre affermare un secco no. Ieri, la Francia è stata chiamata al voto per le elezioni amministrative e il risultato definitivo ha dichiarato la sconfitta della politica e dell’istruzione dei nostri giorni. Il Fronte Nazionale di Marine Le Pen ha guadagnato, già a primo turno e per la prima volta dalla sua nascita, un sindaco. Lo scrutinio, seppure non sia numericamente preoccupante, ha lanciato un segnale non solo alla Francia, ma anche all’Europa. Ricordate cosa successe nei primi anni del ‘900, o meglio, subito dopo la prima guerra mondiale?Le politiche adottate subito dopo il conflitto aprirono la strada ai nazionalsocialismi. Le sanzioni imposte alla Germania, come i numerosi debiti da pagare e la sottrazione dei territori della Rur, vera fonte economica tedesca, e la crisi del ’29  determinarono forti malcontenti; tutto sfociò in veri e propri movimenti nazionalistici che portavano avanti politiche protezionistiche sia sul fronte economico che su quello socio-culturale. La storia, poi, la conosciamo: Hitler raggiunge i vertici istituzionali e favorirà politiche aberranti. In Italia? Le difficoltà economiche e le debolezze politiche fomentarono i primi focolai fascisti; il radicamento nel territorio e il tacito permesso della politica del tempo portarono Benito Mussolini a sedere la poltrona di Palazzo Venezia, sede della Presidenza del Consiglio.

La storia si ripete

I movimenti si strutturarono definitivamente perché le insofferenze e i malumori si sentirono rappresentati, insomma, il popolo credeva per la prima volta, visti anche le indifferenze della politica del tempo,  di essere ascoltato ed era anche disposto ad accettare soprusi abnormi come le leggi razziali. Adesso ci troviamo in una situazione simile, ma non uguale. Le sofferenze, i malumori e i malcontenti, frutto delle crisi sociali, culturali ed economiche, e delle indifferenze degli attuali partiti, fomentano la nascita di nuovi movimenti, fronti nazionali i cui piani politici sembrano tornare indietro di quasi cinquant’anni, eliminando tutti i progressi fatti.
Che vi siano delle carenze politiche è comprovato, ma gli unici strumenti per cambiare sono l’educazione e la formazione.

Come uscirne?

Se la politica di oggi è corrotta, vuol dire che la società odierna è corrotta, pertanto l’unico modo per cambiare rotta è favorire sia la formazione di coscienze sociali sia l’educazione che, dal latino ex ducere, altro non è che un condurre fuori. Cosa? Il talento di ciascuno di noi che, poi, siamo chiamati a condividere in un contesto comunitario. L’orizzonte di tutto ciò rimane il bene-essere, ovviamente non inteso nell’accezione economica (qui sarebbe più giusto parlare di bene-avere), ma nell’accezione umana. Detto ciò, leggiamo la Storia per crescere e formarci, ma, soprattutto, sentiamo su di noi la gioia e la responsabilità di essere cittadini di questo mondo che, sin dalla nascita, facciamo politica, la politica dello stare assieme, la politica della Vita. 



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