Lunedi, 20 novembre 2017 - ORE:08:39

Jobs Act, dialogo e fiducia

renzi incontra i sindacati

jobs act

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Palazzo Chigi, dopo settimane di scontri, apre le sue porte per il tanto agognato dialogo con le parti sociali, sebbene la strada da percorrere sia ancora lunga. Il Governo, nel frattempo, ha messo la fiducia sul testo della delega; verrà votata domani a Palazzo Madama, nonostante i numerosi malumori interni al Partito Democratico.

Sì al confronto e al dialogo con i sindacati per il jobs act

Matteo Renzi si è ritenuto assai soddisfatto dell’incontro tenutosi con le parti sociali circa la riforma del lavoro e fa sapere che vi sono straordinari punti in comune. Gli argomenti all’ordine del giorno hanno spaziato dall’ormai annosa questione dell’articolo 18 alla rappresentanza sindacale e alla contrattazione decentrata. L’incontro ha formalizzato, però, la spaccatura delle parti sociali, perché, se la Cgil considera tardivo l’incontro e conferma la manifestazione del 25 ottobre, Cisl e Uil aprono al confronto, anzi la nuova rappresentante pro tempore della Cisl, Annamaria Furlan, chiamata a sostituire il dimissionario Raffaele Bonanni e prossima leader del sindacato cattolico, considera questo confronto un valore aggiunto. Angeletti (Uil) apre al dialogo, ma riconosce che la strada è ancora lunga.

La fiducia e il “maltempo” interno alla maggioranza

Renzi, per presentarsi all’incontro europeo sul lavoro con un importante risultato a riguardo, ha imposto la fiducia sul testo al Senato. La scelta ha creato alcuni malumori interni alla maggioranza e ha anche scongiurato l’aiuto forzista che, senza la fiducia e con molta probabilità, avrebbe sostenuto il testo, ma avrebbe creato un caso: il Governo in piedi grazie all’aiuto berlusconiano.

Angelino Alfano non manifesta dubbi alcuni circa l’uso della fiducia, ma guarda preoccupato l’apertura del Presidente del Consiglio alla minoranza democratica sul licenziamento disciplinare e chiede chiarimenti sulla questione; dall’altra parte, quella della minoranza democratica, si guarda con sfavore alla fiducia, ma Cesare Damiamo, uno dei mal pancisti democratici, rassicura che la minoranza voterà responsabilmente, nonostante i distinguo e le titubanze. Davide Faraone, area renziana, chiama il Partito alla responsabilità, visto che già si è parlato e votato sulla questione nella Direzione scorsa; l’invito di Faraone non è bastato, perché Pippo Civati assicura il no dei suoi e Fassina si appella al Presidente Napolitano, per richiamare il Governo all’uso responsabile della fiducia senza esautorare il confronto parlamentare.

Nonostante ciò, Renzi dichiara che percorrerà la via del dialogo senza veti e chiarisce che ogni specificazione sui singoli punti della riforma avverrà con i successivi decreti attuativi.

 



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