Martedi, 23 maggio 2017 - ORE:14:36

Italia: democrazia anomala


In Italia c’ è un governo non eletto dai cittadini ma nominato dal Presidente della Repubblica per fronteggiare una crisi economica rispetto alla quale i partiti si sono dimostrati incapaci di agire.

Qualche frettoloso piromane ha gridato al golpe subito dopo l’insediamento del nuovo governo, senza riflettere sul fatto che il governo Monti ha democraticamente ricevuto la fiducia dell’assemblea legislativa.

Tuttavia il governo è sostenuto da un parlamento del quale gli italiani non si fidano più da tempo. Qualsiasi sondaggio dimostra che la fiducia nei partiti è ai minimi storici. Questo potrebbe in qualche modo spiegare come mai il 58% degli italiani ha fiducia in Monti.

Il premier dimostra competenza e capacità, i cittadini dimostrano quella che è stata l’abitudine a strani personaggi e a stravaganti marionette. Gli italiani sono entusiasti di non doversi vergognare più del loro paese all’estero accettando per forza o per fortuna che un gruppo di esperti appartenenti all’alta borghesia e formato da alcuni milionari si trovi alla guida del paese.

Gli interessi sui titoli di stato italiani, pochi mesi fa trattati come spazzatura, si sono dimezzati. I mercati finanziari rispondono in maniera altalenante ma tutto sommato positiva. L’Italia è considerata di nuovo un paese affidabile a livello internazionale.

La credibilità che il governo Monti ha raggiunto all’estero e la positività sui mercati mondiali è pagata dai cittadini sottoposti a decisioni prese nella fretta drammatica del default oppure in quella necessaria a non far capire subito ai governati a cosa vanno incontro.

A farsi carico delle riforme che puliscono gli specchi internazionali dei ministri sono appunto i cittadini. I prezzi dei beni e le tasse aumentano, mentre gli stipendi sono tra i più bassi d’Europa (il reddito medio in Germania è di 41mila euro, in Italia di 23mila euro). Le istituzioni pubbliche (vedi il sistema sanitario) vanno a rotoli. Il tasso di disoccupazione è in crescita, il debito pubblico continua ad aumentare.

In un’arena politica c è Monti, nell’altra si esibiscono i leader di partiti politici dando vita ad uno spettacolo che ormai non appassiona quasi più nessuno.

In questi giorni il governo prova a mettere mano al mercato del lavoro (tentativo ripetuto ormai da diversi decenni). La discussione si concentra sulle norme che regolano i licenziamenti. Il governo sostiene che se le aziende potranno licenziare più facilmente i loro dipendenti saranno più disposte ad assumere.

La presa di posizione della CGIL, seguita da una parte di altri sindacati e da brandelli di partiti di sinistra ha acceso la discussione sulla riforma del lavoro. Il partito democratico, lacerato da lotte intestine e lontano dalla sua base, dimostra di avere una componente critica nei confronti del testo di riforma presentato. Il popolo della libertà, ormai diviso in piccoli gruppi che pensano solo a salvarsi la pelle si esprime a vuoto ed è difficile da prendere in considerazione in dinamiche riformiste. Il governo dimostra di preferire lavorare senza impedimenti (il parlamento è uno di questi).

Gli italiani aspettano, ci sono abituati, chiedendosi cosa succederà dopo. Stiamo a vedere.



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