Venerdi, 15 dicembre 2017 - ORE:03:45

Illegalità e sprechi. Il Tav crisi di democrazia?


Ieri a Servizio Pubblico è avvenuta una delle poche e reali discussioni sul Tav, grande protagonista di polemiche e di scontri negli ultimi anni. Sono vent’anni che il progetto di questa grande opera esiste e i lavori sono a malapena iniziati. Responsabile di questo ritardo l’enorme ostruzione portata avanti dal movimento No Tav, le cui ragioni sono state a lungo tempo escluse dal dibattito nazionale e dai riflettori mediatici più forti. Oggi, come da un po’ di giorni a questa parte, le immagini che ci arrivano in prima pagina e che vediamo ai telegiornali ci fanno vedere chiaramente le facce degli attivisti e gli scontri con la polizia. Ma qual è il messaggio che traspare se non solo quello di un ragazzo che insulta e provoca un carabiniere?

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Da Santoro, l’altra faccia del movimento prende consistenza e di fronte al segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani si comincia a discutere di legalità e di democrazia. “Una ferrovia” spiega Bersani “l’oggetto per il quale abbiamo protestato perché non c’era, quando la gloriosa battaglia era: portare le merci dalla strada alla ferrovia. Se non ci fosse stato dialogo non si capirebbe come mai in 10 anni, un’opera che era preventivata per 20 miliardi è diventata di 8 miliardi (di cui metà la Francia, metà l’Ue e metà noi), con un percorso totalmente diverso che passa in pianura sulla vecchia ferrovia e in alta valle in galleria”. “Che si discuta” afferma il segretario del Pd e aggiunge “Ma ci sono componenti violenti eversivi che cercano l’acqua dove nuotare, che sia l’Equitalia o la Tav” e infine “Il Tav è un’occasione storica in questo paese perché ritorni la violenza”.

In merito all’illegalità di quanto è successo gli abitanti della valle fanno sapere che ci sono stati due abusi: “il primo, di aver preso possesso, non solo con la forza ma anche senza nessun supporto normativo, dei possedimenti dei privati (ndr. tra cui il terreno diLuca Abbà, protagonista dell’incidente quasi mortale che lo ha coinvolto salendo su un traliccio dell’alta tensione). In secondo non si è mantenuto nemmeno fede del layout del cantiere, l’unico che è stato fornito dalla ditta che si occupa dei lavori”.

La risposta è immediata da parte degli attivisti e a parlare per loro è il leader Alberto Perino, che si presenta con il braccio fasciato, conseguenza degli scontri odierni con la polizia sulla A32 Torino-Bardonecchia: “Bisogna chiarire quando si parla di democrazia cosa si intende. Perché io credo che non ci sia più un senso né dello stato né della democrazia. Bersani ha parlato di cose che lui non conosce assolutamente: il progetto non è mai diventato di 8 miliardi è stato solo tagliato a fette. È stata rinnovata la ferrovia attuale con 500 milioni di euro per far passare tutti i tipi di carichi. Peccato che non ci siano i traffici né la richiesta”. Poi ha detto: “io ieri sono andato a protestare pacificamente e i poliziotti mi hanno rotto un braccio. Se nel paese c’è un disagio non si risolve dicendo che tornano le brigate rosse, ma capendone i veri motivi”.

Il dibattito si sposta quindi sulle procedure democratiche che andrebbero attuate per risolvere concretamente e nel modo più corretto la questione valsusina. Il costituzionalista Michele Annis avanza un’ipotesi di cui già si era discusso: “C’è un pezzo d’Italia – commenta – che avverte questa operazione pubblica dello stato come una sopraffazione, una decisione non condivisa” e quindi si chiede se “sarebbe davvero una bestemmia sottoporre la questione ad un referendum”. Landini, (Fiom; CGIL), interviene citando i risultati degli ultimi referendum e dice che la democrazia in Italia è a rischio. In merito alla Tav dice che “ci sono anche dei professori lì, del Politecnico di Torino e di Milano, che sostengono che la linea che c’è già adesso tra Torino-Lione ha una potenzialità di 20 milioni di merci” e che quindi ci sia bisogno di un piano di trasporti: “In Italia si è speso per le ferrovie solo per l’alta velocità. Ma sui treni dei pendolari è un disastro”. E parlando di sprechi, Landini aggiunge: “in una situazione di crisi, di debito pubblico, dove la gente non arriva alla fine del mese, si parla di milioni di soldi pubblici e la gente si chiede se è giusto che vengano spesi per la Tav o ci sia un’altra soluzione”.

Ma per i dettagli bisogna aspettare Marco Travaglio che fa un’analisi a 360 gradi sull’intera vicenda. Partendo da un digressione di 20 anni fa, ai tempi di Tangentopoli, quando il progetto era stato inaugurato, arriva ad elencare i dati di oggi: “il traffico merci tra l’Italia e la Francia è salito fino al 2000 e da allora è colato a picco. L’ufficio federale dei trasporti svizzero calcola che nel 2000 viaggiavano 8 milioni tonnellate di merci e oggi ne viaggiano 2 e mezzo”. Il cantiere della nuova tratta ferroviaria scaverà una montagna di amianto e quindi “dove li metteremo i detriti radioattivi e le persone che si ammaleranno per le polveri alzate dal cantiere?”. Inoltre, il costo del Tav sarà pagato “metà dalla Francia e metà da noi, quando la ferrovia passerà sul nostro territorio solo per il 30%, e ammonterà a 18-20 miliardi nell’ipotesi più costosa e 8 miliardi in quella low-cost. 8 miliardi come quelli che la Gelmini ha tagliato all’istruzione pubblica”. In più cita una notizia, oggi pubblicata dal Fatto Quotidiano: “un’analisi di Bent Flyvbjerg della Said Business School dell’Università di Oxford, pubblicata nel 2009 sulla Oxford Review of Economic Policy, ha esaminato il caso di 258 grandi infrastrutture trasportistiche in 20 nazioni, dimostrando che le previsioni dei costi sono regolarmente sottovalutate e le stime dei benefici regolarmente sopravvalutate, al punto che il titolo del paper è la sopravvivenza del meno adatto, perché la peggior infrastruttura è quella che viene costruita”. Tutto questo è anche riportato in una lettera al governo Monti da parte di 360 professori con alla testa Luca Mercalli, Ivan Cicconi e i prof Marco Ponti e Sergio Ulgiati per chiedere che il costo abnorme del Tav sia messo da parte come è stato fatto per le Olimpiadi di Roma.

Nel frattempo Luca Abbà è stato operato ed è stato così messo fuori pericolo, mentre il Governo ha dato l’ok al proseguimento dei lavori a Chiomonte. E quindi non possiamo che riportare il discorso finale dell’editoriale di Travaglio e considerare che” se i tecnici non fanno il loro lavoro, ovvero rispondere a tavolino da tecnici alle obiezioni dei tecnici No Tav con degli argomenti tecnici pro Tav, vuol dire che non sono tecnici ma dei cialtroni, anche un po’ provocatori, e a quel punto nessuno toglierà dalla testa che questa non sia l’Alta Velocità, ma l’Alta Voracità”.

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