Domenica, 17 dicembre 2017 - ORE:16:41

Il fenomeno Grillo: un tentativo di analisi


Il fenomeno Grillo

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Il fenomeno Grillo

Il 22 febbraio 2013, in piazza San Giovanni a Roma 800mila persone si sono riunite sotto il palco per ascoltare Beppe Grillo, nella sua tappa finale dello Tsunami Tour. Vengono da tutta Italia, sono stati organizzati pullman e viaggi di gruppo apposti per raggiungere la capitale. La piazza è gremita, se si pensa che il giorno prima il PD a Palermo aveva riunito “soltanto” 10.000 persone, sarebbe bene cominciare a chiedersi perché e come il Movimento 5 Stelle abbia fatto presa su un tale mastodontico numero di persone. Ma Roma non è l’unica tappa del tour ad aver visto così tante persone, citiamo anche Torino, con 70mila presenze, 20mila a Cagliari, 7mila a Venezia e così via.

Folla per Grillo a TorinoPerché? Italiani disgustati dalla politica

Qual’è la formula vincente che ha fatto sì che un comico passasse da “clown” ad “outsider”? Le risposte ci arrivano direttamente dalla stampa estera, in questo caso dal quotidiano tedesco “Süddeutsche Zeitung”: «Grillo parla alla pancia degli italiani disgustati dalla politica». Tanti italiani sono infatti stanchi di essere manipolati e votano per Grillo per protestare, nella speranza di un cambiamento politico radicale. Beppe Grillo si è costruito abilmente un personaggio tremendamente convincente, incarna tutti i sentimenti di rivalsa e insofferenza che gli italiani hanno covato per anni contro la politica, il comico si è fatto portavoce di un malcontento diffuso e sempre più pressante. Grillo è la rabbia dell’italiano medio che si sente schiacciato da una politica che pensa solo a se stessa. Il tran tran dei “i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri” è il cavallo da battaglia del Movimento, che si propone in difesa di tutte le persone che fanno parte del ceto medio, vittime delle riforme di Monti e che sperano in una politica onesta e paritaria.

Ma in questa speranza si nasconde un’insidia, il “parlare alla pancia” significa per contrasto non parlare alla “testa” ossia alla razionalità di ogni singolo individuo. Grillo non ascolta ma urla le sue idee a voce spiegata, le sue parole sono parole di protesta, irruente, che danno libero sfogo al risentimento  dei cittadini. Non sembra disposto a scendere a compromessi, non sembra disposto ad ascoltare chi la pensa diversamente da lui e ciò ha una presa fortissima tra gli italiani che sono esausti di sentir parlare di compromessi; perché compromesso ormai in Italia è una parola che se usata in politica non piace più, perché è stata trasformata in un “cedere e corrompere”. Ma i compromessi possono rivelarsi potenti mezzi di risoluzione dei problemi se usati correttamente, permettono di trovare soluzioni ottimali grazie al dialogo. Il dialogo presuppone anche una capacità di ascolto anche delle opinioni altrui, ma se si guarda al caso Favia appare evidente la tendenza ad una certa chiusura nei confronti di voci critiche o di opposizione.

Senza ascolto non ci sono compromessi, senza compromessi c’è solo un’unica via da seguire, imposta e promulgata come l’unica e necessaria via di soluzione, ma da una via a senso unico non si può tornare indietro.

Blog di Beppe Grillo. pngCome? Piattaforme web e parità tra classe governativa e cittadini

La campagna del Movimento 5 Stelle si è svolta per la maggior parte attraverso il web. Grillo ha colto nel segno la (presunta) falla dei quotidiani italiani: secondi lui questi sono schierati politicamente, e quindi il modo più libero e diretto di fare informazione sono le piattaforme web. L’adesione al suo Movimento parte dalla rete, accessibile a tutti e in modo gratuito. Per Grillo i giornali sono corrotti e così ha ben deciso di impedire ai cronisti della stampa italiana di accedere al retropalco del comizio. Anche qui dà voce all’idea diffusa che la stampa sia manipolata dalle forze politiche. Gli italiani sono visti e, a quanto pare, sono un popolo emotivo, mettono passione e cuore nelle cose che fanno, e da Grillo trasuda questa passionalità travolgente, è il malcontento che rivendica giustizia, è la voce che fa appello ad una parola che troppo spesso riempie la bocca di abili prestigiatori politici: equità.

Il Movimento 5 Stelle, inoltre, è composto da gente comune, i candidati sono persone che non hanno carriere politiche e/o economiche alle spalle, persone normali, che meglio possono comprendere i problemi dei cittadini perché li hanno vissuti sulla propria pelle. Finalmente in politica potranno scendere delle persone che davvero rappresentano gli interessi degli italiani, finalmente avremmo la riprova che la politica è accessibile a tutti. Il Guardian, quotidiano australiano, qualche giorno fa esordiva con “Grillo è lo spauracchio di un disastro annunciato o potrà garantire l’utilità del suo esercito di attivisti?” Siamo davvero convinti che delle persone con poca o nessuna esperienza politica non finiscano poi nei pasticci, imbrigliati nelle reti della politica parlamentare o non siano semplicemente facili pedine rappresentative da spostare a piacimento da chi realmente comanda?

Il Movimento 5 Stelle è un’incognita, una sorpresa, ma forse l’Italia è pronta a tutto pur di lasciarsi alle spalle politicanti corrotti e perbenismo di facciata.



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