Lunedi, 25 settembre 2017 - ORE:08:24

Giulio Andreotti e tutti i segreti di Stato che si porterà nella tomba…


giulio andreotti

Chiunque al suo posto sarebbe stato ridotto in cenere. Andreotti no. Ha attraversato indenne i vent’anni di fuoco della Repubblica, come un’incarnazione della mitica salamandra. Ciò che lo raccomanda all’attenzione degli storici per il gelido autocontrollo esibito dinanzi alle sfide della sua epoca e fa di lui uno statista per caso, abilissimo nel galleggiare sugli eventi che non controllava. Tra i molti motteggi che gli hanno dato fama di uomo di spirito, se ne ricorda uno che esprime la sua filosofia di politico di lungo corso: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. Se la Provvidenza non gli ha affidato il compito di salvare l’Italia, almeno gli ha risparmiato la frustrazione di mettersi alla prova.

E’ stato il più grande criminale della storia del nostro paese o il più perseguitato?

Giusto riconoscere che gli è toccato in sorte di reggere il timone dello Stato in un’epoca storica di grandi ribaltoni. Aperta nel 1968 dalla rivoluzione mondiale del costume che mise a soqquadro la società italiana e internazionale, sconvolgendone i rapporti di forza. Dopo lo tsunami il mondo non è stato più quello di prima, ma quella che per le grandi democrazie è stata una crisi di crescita, superata dagli opportuni cambiamenti, per l’Italia è stata l’inizio di una discesa agli inferi ancora senza risalita.

La fine degli anni 70 sono stati il suo regno

Il suo momento al vertice del governo è venuto negli anni Settanta, quando l’onda di piena sessantottina si era frazionata in svariati effetti collaterali. Il più doloroso dei quali rappresentato dai 362 morti ammazzati e dai 4490 feriti lasciati sul terreno dalla fregola rivoluzionaria di giovani abbagliati dalla vista della superpotenza americana prostrata nel fango delle risaie vietnamite, che aveva dato corpo all’illusione di un nuovo sole spuntato a Oriente per illuminare il passaggio a un’altra epoca dell’umanità. Vanno messi nel conto degli ‘anni di piombo’ anche i molti lutti provocati dal terrorismo reazionario dei bombaroli di destra, o presunti tali.

All’interno delle parti più importanti della storia d’Italia

Anche oggi avvolto nel mistero della stagione di complotti orditi dal ‘governo invisibile’ dei poteri occulti, nazionali e internazionali, nonché dallo scatenamento della criminalità di matrice mafiosa, sul modello dei ‘narcos’ colombiani. La tragedia di Aldo Moro, insieme con l’assassinio dei giudici Falcone e Borsellino, rimangono nella memoria di quell’età di orrori per ammonirci sul verminaio che nasce all’ombra del ‘governo debole’. Di cui Andreotti non ebbe colpa né peccato, ma che determinò la situazione in cui i suoi governi si mossero con flessibile capacità di adattamento, mettendo a frutto la disponibilità dell’opposizione comunista a dare una mano per scongiurare il tracollo della Repubblica, annunciato non solo dallo stragismo imperversante, ma da un’inflazione rovinosa del 20% accompagnata dallo stato comatoso del sistema produttivo.
Tutto lasciava credere prossimo il ricorso al Pci, in funzione di bagnino di salvataggio e Andreotti, da Palazzo Chigi, metteva la sua vela al vento. Che invece cambiò direzione, sotto l’effetto concomitante della reazione americana al disastro vietnamita e alla prova di forza lanciata dall’Unione Sovietica, del dinamismo del partito socialista di Craxi e dello ‘sciopero’ di militanti ed elettori comunisti insofferenti del ‘collaborazionismo’ con la Dc. La fine della lunga stagione di Andreotti era già nelle cose, ancor prima del flop del suo tentativo di scalare la presidenza della Repubblica.



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