Giovedi, 23 novembre 2017 - ORE:19:16

I giochi di forza dietro l’elezione di Sergio Mattarella

sergio mattarella

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Image Credits: L’Internazionale

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L’acclamata elezione di Sergio Mattarella

Ieri si è insediato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un democristiano DOC. La sua elezione è stata un capolavoro di ingegneria politica per la regia del presidente del consiglio e segretario P.D., Matteo Renzi, che anche in quest’occasione non si è assolutamente smentito riguardo alla sua capacità di ribaltare anche con metodi poco ortodossi a proprio favore situazioni politiche intricate.

Renzi è senza alcun dubbio l’artefice di questa elezione e ha dimostrato di essere un animale politico come non se ne vedevano da decenni. L’uomo ha delle indubbie capacità personali, una dialettica sfavillante, un’ intelligenza immediata un fiuto politico straordinario. In un colpo solo a ricompattato il partito sul nome di Sergio Mattarella, ha messo all’angolo i Berlusconi e i centrini, ha reso ininfluente Grillo. Agli occhi della opinione pubblica Renzi appare come un giocatore di azzardo che dinanzi alle sfide alza sempre la posta e vince, e il popolo, si sa, ama chi vince. E pure in tutta questa vicenda c’è qualcosa che suona stonato. È come se attori protagonisti comprimari e comparse, tutti in un modo o nell’altro, avessero seguito un canovaccio già scritto.

Mattarella è il compromesso

Mattarella è un uomo dell’estébliscement, in stretta contiguità e continuità con il precedente inquilino del Quirinale, la sensazione è che, sarebbe cambiato poco se al suo posto fosse stato nominato il Dottor sottile (Amato) o qualche altro Giudice emerito della Corte Costituzionale ma in questo momento Sergio Mattarella era la persona giusta per tutti gli astanti che in un modo o nell’altro consentiva a ognuno di ricrearsi una sorta di verginità. Alla sinistra PD consente di ricompattarsi nel partito dopo le note vicende parlamentari, dell’Italicum e dell’art.18.

A Silvio Berlusconi è stato riconosciuto una sorta di salvacondotto con l’immediata riduzione della pena di 45 giorni e con l’invito ufficiale alla cerimonia di insediamento del Presidente della Repubblica. Il messaggio è chiaro il patto del Nazareno è florido e vivo. I centrini in un modo o nell’altro continueranno a garantirsi poltrone che la consistenza elettorale non consentirebbe. Gli interessi di Renzi e Berlusconi, uno veicolato verso la occupazione sistematica del potere, l’altro in difesa del proprio impero economico, non consentono ai due protagonisti il venir meno del patto di mutuo sostegno.



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