Lunedi, 21 agosto 2017 - ORE:16:06

Elezioni greche: in arrivo uno scossone all’UE

tsipras

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Il nuovo appuntamento de #lasettimanapolitica amplia lo sguardo e offre un’analisi sulle elezioni greche tenutesi ieri.

La vittoria di Tsipras scuote l’Unione Europea

Ieri, l’Unione Europea, quella economica per intenderci e non quella politica (che ancora manca!), ha ricevuto una forte scossa dalla Grecia, il paese che, qualche anno fa, era in default (ma uno Stato, comunità di cittadini, può essere in default come un’impresa?).

I vertici europei temevano ciò che si è realizzato, ossia la vittoria dell’estrema sinistra, quella di Tsipras che, senza mezzi termini, ha sempre accusato la politica austera dell’Europa, accusando la Germania di neonazismo economico. Non ha raggiunto i 151 seggi necessari per la maggioranza assoluta, ma si è fermato a quota 149. Niente paura, perché è giunto, nella mattinata post elezioni, l’accordo con l’estrema destra. Un’alleanza discutibile, nata su una divisione d’intenti insanabile, ma accomunata dalla volontà di attaccare l’austerità europea.

Gli effetti del voto greco

Si temeva che il risultato greco sarebbe stato una bomba per le borse europee, ma così non è stato. I vertici europei hanno convocato una riunione d’emergenza (si spera che si faccia una riflessione vera e critica della politica economica attuale) sul post elezioni greche, mentre gli anti-europeisti hanno festeggiato, è il caso di Matteo Salvini e di Marine Le Pen che ha affermato: “Uno schiaffo all’UE!“. Intanto il voto greco s’inserisce nella settimana della manovra bomba della BCE, la Banca Centrale Europea, di Draghi, ossia l’acquisto di titoli di stato per immettere liquidità, abbattere il mostro della deflazione e risollevare le sorti di molti Paesi in crisi, una manovra dichiaratamente osteggiata dalla Germania.

In Italia? Italicum e Quirinale, la settimana decisiva

L’Italia continua imperterrita nella strada delle riforme (si spera!); la settimana passata ha visto un notevole passo avanti sia sulla revisione del Senato alla Camera  sia sulla legge elettorale a Palazzo Madama.

Le riforme stanno segnando un avvicinamento delle frange centriste del Partito Democratico e di Forza Italia e una rottura, se non forse fuoriuscita, delle frange estreme dei due partiti. Il 29 gennaio inizieranno le votazioni per il nuovo Presidente della Repubblica, ma, per evitare di apparire spaccati, i partiti stanno facendo le loro mosse, soprattuto nelle prime 4 votazioni, quando è richiesta la maggioranza dei 2/3 del Parlamento.

Renzi non fa trapelare nulla sul nome e, con molta probabilità, farà votare scheda bianca per i primi scrutini, Berlusconi, in accordo con Alfano, indicherà il nome di Antonio Martino. Grillo, invece, si atterrà alle indicazioni uscite fuori dalle quinarie, cioè  alla consultazione online tra gli iscritti.

 



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