Mercoledi, 20 settembre 2017 - ORE:11:14

Dal gelato alla politica: la fotografia di un Paese senza rotta

futuro Italia

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Mi capita a volte di abbandonare le vesti obiettive del giornalismo e offrire un commento sullo scenario socio-politico che viviamo. Questa volta l’ispirazione mi è giunta dal servizio fotografico di Chi su come viene mangiato il gelato dal Ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia.

Nelle foto del servizio  si vede il Ministro intento a mangiare un gelato dentro l’auto del marito. Il direttore di Chi, Alfonso Signorini, raggiunto in aeroporto e incalzato sulla questione, dichiara che si è alzato un polverone solo perché la protagonista della vicenda è un ministro di sinistra.

Al di là del fatto, il titolo utilizzato dalla redazione rimanda ad un esplicito doppio senso. Qual è la notizia in questione tale da suscitare interesse fra i cittadini? Come diceva un noto, non riesco a trovare il nesso; in un Paese in cui la popolazione si sta sempre più disaffezionando alla politica, al bene comune, s’incentivano forme di disattenzione alle reali questioni del paese. Un vero giornalismo deve, oltre che informare, formare coscienze critiche, coscienze che siano in grado di scegliere, di confrontarsi, di crescere nell’idea civica, e socialmente utile, della comunità.

La politica inerisce la vita di ciascuno di noi; siamo tutti politici nella vita, perché essa riguarda la polis, la città, poi, ovviamente, vi è la politica istituzionale, quella che ha il compito di confrontarsi e governare, ma la singola coscienza umana, è una coscienza sociale, parafrasando Aristotele.

Mi sovviene, prendendo spunto dal fatto, la seguente domanda: la politica istituzionale dei nostri tempi ha interesse a formare e a educare i suoi cittadini? Non voglio annoiare il lettore, ma educare viene dal latino ex ducere, ossia portare fuori. Cosa occorre portare fuori? Il talento, le capacità di ciascuno di noi che, condivise, devono essere valorizzate, perché nella comunione  nessuno è lasciato a sé stesso, ciascuno è importante in quanto tale.

Nel momento in cui i governanti di un Paese preferiscono un’altra via, ossia quella della diseducazione, inevitabilmente si crea la confusione; non ci sono più punti di riferimento, si vive annaspando, si vive senza una direzione e questo porta a dare importanza a fatti che non presentano alcun interesse, creando silenzio totale a ciò che, invece, dovrebbe vedere tutti noi protagonisti.

Una politica che non agisce a riguardo, che non educa e che non forma, ha pochi anni di vita, ecco perché è necessario investire sulla formazione e sull’educazione. Perché non s’investe a riguardo? Perché i benefici non sono immediati e lo Stato, come un’azienda privata oramai, vuole risultati immediati, ma la lungimiranza dov’è allora? Lo Stato non è un’azienda, lo Stato deve investire con una visione lungimirante e proiettata al futuro. Solo così si può uscire da una crisi che non è economica, ma è socio-culturale. Chiudo con la speranza, un giorno, di smentire Dante che nel suo Purgatorio diceva:

“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”

 



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