Martedi, 22 agosto 2017 - ORE:18:35

Bruxelless: alla vigilia del vertice il probabile no tedesco


No agli eurobond e all’aumento del fondo salva Stati. La linea della cancelliera tedesca Angela Merkel resta quella del rigore, da molti letto come opportunismo nazionalistico. Domani, a Bruxelles, si terrà il vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione Europea, e Berlino confermerà il suo netto “nein” alle proposte portate avanti dalle Fmi. Da molti paesi dell’Unione sono sorte aspre contestazioni verso la Germania, accusata di privilegiare gli interessi nazionalistici ed elettorali negli affari comunitari.

Malgrado la Merkel insista a dire che le azioni che l’Unione deve fare devono essere “a costo zero ”e che “dobbiamo sfruttare le risorse che abbiamo”, per molti opinionisti i rifiuti tedeschi mettono a rischio perfino la sopravvivenza dell’Ue. Nell’anno 2002, quando il Portogallo aveva per primo sfondato il livello massimo di deficit che il Patto di Stabilità e crescita Ue prevedeva, la Germania volle ad ogni costo una severa procedura sanzionatoria contro questo paese membro. Costretto all’approvazione e all’applicazione delle misure di austerità imposte dall’Ue, l’allora premier Josè Barroso vide precipitare il suo paese in una depressione ancora più grave. I problemi strutturali del Portogallo, tornati a galla a causa dell’attuale crisi, non vennero risolti.

Nel 2003, quando fu la Germania a cadere in deficit eccessivo, il governo tedesco rifiutò di applicare gli obblighi presi con l’Ue, definendo il Patto di Stabilità, da loro fortemente appoggiato verso Lisbona, “una stupidità”. La Germania successivamente, in accordo con la Francia, volle rendere più flessibile il Patto, e premette molto per accelerare l’entrata di alcuni paesi dell’Est nell’Unione in modo da favorire le esigenze dell’export tedesco. Fu la Merkel, inoltre, a pretendere che Barroso diventasse presidente della Commissione Europea, e a inviare come commissario Gunther Oettinger, un personaggio che, oltre a non convincere, si è reso noto per le sue proposte imbarazzanti ,“i Paesi che hanno problemi di bilancio devono avere le bandiere nazionali a mezz’asta”.

Quando al consiglio europeo venne proposto di dare alla Grecia 300 miliardi per salvarla dal default, la Germania disse no, preferendo aiutare le banche tedesche esposte. L’irritazione dei contribuenti, cresciuta sempre più a Berlino per l’eccesso di favori ai banchieri, ha convinto l’Ue della necessità di far pagare ai privati una parte delle perdite sui titoli greci. La reazione dei mercati finanziari ha aggravato, secondo alcuni, il contagio al debito della Spagna e dell’Italia. L’obbiettivo della Merkel di ridurre al minimo il costo di indebitamento della Germania è raggiunto; il rafforzamento dei bund tedeschi, divenuti un bene rifugio per chi investe nei titoli di Stato, ha funzionato.

Restano i problemi in Europa però, e la Germania, paese membro, deve collaborare. Noi tutti accettiamo e comprendiamo il fatto che un paese potente difenda i suoi interessi; non ci sta bene però, che imponga misure drastiche agli altri, o che continui a dire no a progetti comuni.



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