Giovedi, 24 agosto 2017 - ORE:05:08

Bindi-Vendola “Questo matrimonio non s’ha da fare”


I bookmakers danno quote molto alte, per quanto riguarda il possibile schieramento Udc-Pd-Sel alle prossime elezioni politiche. Troppo diverse le componenti, troppo distanti fra loro due anime come quella facente capo a Casini e quella che segue Nichi Vendola, viene detto.

E’ vero, le probabilità di vedere quest’alleanza nel 2013  sono piuttosto basse, se non del tutto nulle. Lo stesso Bersani ha dichiarato di guardare a sinistra e di preferire, come alleato, il governatore della Puglia. Il fatto è, però, che anche il patto fra Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà può risultare fallato, caratterizzato da peccati originali e fratture insanabili ancor prima che venga “costruito”.

Il Pd nasce come partito di centro-sinistra, che riunisce sotto la propria bandiera personaggi dalle provenienze più disparate: ex democristiani, ex comunisti, ex socialisti e via dicendo. Proprio questo suo essere “multiculturale” arricchisce il dialogo interno, ma lo fa anche apparire come un qualcosa di contraddittorio per natura. E questa contraddizione può rovesciare le sorti di una sinistra italiana che vorrebbe e dovrebbe, invece, compattarsi  per cercare di vincere, alle prossime elezioni.

Ultimamente è stata una delle maggiori esponenti dei Democratici, Rosy Bindi, ad alimentare polemiche non solo con Sel, ma anche con un’ala del proprio partito. Causa del dissidio interno è il matrimonio gay, o meglio il matrimonio fra persone dello stesso sesso.

14 luglio, l’occasione è l’assemblea di partito. Paola Concia ( costretta ad andare in Germania per legarsi legalmente alla compagna teutonica ) ed altri delegati chiedono che si voti l’ordine del giorno con l’impegno a portare nel prossimo programma elettorale la proposta di estendere il matrimonio civile alle coppie omosessuali. Il Presidente del Pd rifiuta di farlo, adducendo come motivo la presenza di una proposta simile in un documento già redatto e approvato dall’assemblea. I firmatari della richiesta, indignati, stracciano le proprie tessere di partito. La questione, per il momento, viene chiusa con un richiamo all’ordine da parte di Bersani.

Passano quasi due mesi di silenzio, poi lo screzio si ripropone: da una parte sempre Rosy Bindi; dall’altra, invece, il leader di Sel Nichi Vendola. La festa nazionale del Pd dovrebbe essere una prova di convivenza fra le due forze di sinistra, ma lascia trapelare lacune importanti nel campo dei diritti civili. Il governatore della Puglia, omosessuale dichiarato, afferma chiaramente :  “a  54 anni voglio dire che mi voglio sposare con il mio compagno”, chiedendosi poi “per quale motivo progetti d’amori non possono essere liberati da un tappo di Medioevo che tante volte ha ferito la nostra vita”. La linea della Bindi, invece, si discosta da quella del possibile alleato: sì alle unioni civili e al riconoscimento di diritti; no, però, al vero e proprio matrimonio. E per motivare le sue parole, fa riferimento non alla fede ma alla legge fondamentale dello Stato: “non è perché sono credente, ma l’obiettivo che ci possiamo porre è del riconoscimento delle unioni civili e non del matrimonio. Ed è perchè sono fedele alla carta costituzionale”. A ciò aggiunge anche che “non è pensabile l’istituto del matrimonio, come stabilito anche da una recente sentenza della Corte costituzionale”.

Già, la Costituzione italiana. Che viene rispolverata sempre dall’esponente del Pd pochi giorni dopo, a Genova. Qui, un esponente di Sel le chiede: “Mi può dire perchè non vuole che io mi sposi?”. La risposta della Bindi è immediata: “Io ti auguro di fare quello che vuoi nella vita, ma in questo Paese c’è la Costituzione. Il matrimonio è un istituto che è stato pensato storicamente per gli eterosessuali. Potreste avere più fantasia per inventarne uno vostro”.

Questo richiamo alla Costituzione è apparso a molti un pretesto: sia perchè è discutibile l’interpretazione dell’articolo 29 cui fa riferimento il presidente del Pd, sia perchè la Legge fondamentale dello Stato è comunque modificabile attraverso un particolare iter.

La Corte costituzionale, inoltre, nella sua recente sentenza non ha dichiarato che i matrimoni fra persone dello stesso sesso sono anti-costituzionali o conformi alla Costituzione. Essa ha solo ribadito che “compete al legislatore la decisione riguardo i matrimoni per le persone dello stesso sesso“, e che quindi il Parlamento, attraverso la sua opera di legiferazione, può entrare nel merito della questione.

E’già scontro ideologico nel centro-sinistra? Certo, una discussione di questo tipo non è mai da auspicarsi in uno schieramento, specialmente quando questo dovrebbe compattarsi alla vigilia di un’importante campagna elettorale. Resta così da vedere se le diverse anime all’interno del fronte troveranno un accordo, su una questione che è rimasta per troppo tempo fuori dal dibattito parlamentare.



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