Sabato, 22 luglio 2017 - ORE:04:50

Bersani, qualche “Grillo” per la testa


Ora come ora, soltanto il “grande rottamatore” Matteo Renzi può ambire alla carica di Segretario del Partito Democratico, c’è da giurarci. Le grane che affliggono il numero uno del Pd, Pierluigi Bersani, sono infatti innumerevoli e piuttosto complesse: crisi e governo tecnico, primarie e rinnovamento, alleanze e prossime elezioni politiche. Ad aggravare il tutto, c’è il fatto che queste problematiche sono strettamente legate fra di loro: il fallimento da una parte può dare luogo a una pericolosa reazione a catena, con conseguenze piuttosto pesanti per l’intero centro-sinistra.

CRISI. Crisi economica e spread alle stelle hanno fatto sì che Berlusconi si dimettesse e si insediasse al suo posto Mario Monti, con un governo di soli tecnici per affrontare lo spauracchio della bancarotta di Stato. Il Pd si è subito impegnato a sostenere il nuovo esecutivo e la sua politica di rigore, fatta di “lacrime e sangue”. Ciò, però, ha creato non pochi dubbi all’elettorato sinistrorso: fra tutti i duri provvedimenti presi da un anno a questa parte, la riforma del lavoro è stata quella che ha sollevato le maggiori perplessità, per usare un eufemismo. Persino molti esponenti del partito hanno espresso la loro contrarietà alla linea adottata. E Bersani, dopo la dichiarazione di indiscussa fedeltà a Monti ( una delle cause del “divorzio”da Di Pietro ) ha corretto il tiro, affermando che ”il rigore è necessario, ma se si restringe la capacità produttiva non riusciremo a tenere i conti a posto. Il lavoro deve essere la priorità”.

PRIMARIE. L’idea di rinnovamento, di cui Beppe Grillo si è eletto paladino, ha preso piede anche all’interno del Pd. Il fautore del ringiovanimento dei Democratici è il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che a suon di slogan e uscite contro i “grandi vecchi” del partito si è guadagnato il titolo di “rottamatore”. Ben lungi dal considerarsi un antipolitico ( si vedano le sue schermaglie con il fondatore del M5S ), Renzi chiede una più alta considerazione e attenzione nei confronti dei giovani , a discapito di personaggi come D’Alema o lo stesso Bersani, considerati “zombie” che hanno fatto ormai il loro tempo. Il sindaco ha inoltre richiesto di indire delle primarie, all’interno del Pd, per decidere chi sarà il segretario e candidato premier del partito il prossim’anno. Naturalmente ha indicato il suo nome come uno di quelli fra i quali sarà possibile scegliere; Bersani ha raccolto la sfida e si prepara ad un autunno caldo, sperando di non uscirne troppo scottato.

ALLEANZE. Con le elezioni politiche , il segretario del Pd si trova a dover fare i conti con un programma da stendere e le possibili alleanze da stringere. Operazione, questa, davvero complicata: sia perchè bisogna pensare ad una coalizione che possa andare al governo compatta, sia poichè è doveroso salvaguardare l’unità del partito, a rischio a seconda degli schieramenti con cui raggiungere un’intesa.

Archiviata, almeno per il momento, la formazione Pd-Idv-Sel immortalata nella foto di Vasto, a causa degli scontri con Di Pietro su governo tecnico e Quirinale. L’ipotesi più probabile, ad ora, sembra essere quella dell’asse Pd-Sel, sebbene ogni tanto sia soggetta a scricchiolii e a punzecchiature: la corrente più moderata del Pd, infatti, preme per un avvicinamento verso l’Udc di Casini. Lo stesso Pierluigi Bersani, però, si è sbilanciato notevolmente su questo punto alla festa democratica di Reggio Emilia, affermando : “provate a chiedermi chi sceglierei tra Vendola e Casini. Mi tengo Vendola”. Parole molto chiare, che tuttavia non escludono un possibile patto fra progressisti e moderati dopo il voto, nel caso si andasse alle urne con il tuttora vigente “Porcellum” e non si arrivasse ad una maggioranza forte fin da subito.

Appare chiaro come mai la testa di Bersani pulluli di pensieri: i prossimi mesi sono la prova del nove per lui, ma anche per il partito. L’attuale segretario dovrà districarsi fra tutti i problemi sopra elencati, fino alle primarie e a seguire, nel caso venisse nuovamente confermato nel suo ruolo; Il Pd, invece, dovrà imporsi come forza trainante del centro-sinistra e confermarsi maturo per governare. Un’eventuale vittoria potrebbe cementare, sebbene la storia recente non deponga a favore, uno schieramento non del tutto omogeneo.

Con una sconfitta, di contro, il rischio implosione assumerebbe una dimensione piuttosto concreta e pericolosamente vicina alla realtà.



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