Martedi, 22 agosto 2017 - ORE:18:57

Berlusconi non si ricandida


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Berlusconi non si ricandida – Ecce nuntius, ecco l’annuncio. Così avrebbero detto, più o meno, gli antichi Romani. Dopo mesi di dubbi e incertezze, infatti, finalmente Silvio Berlusconi ha svelato il mistero che aleggiava, da tempo, sulla sua possibile candidatura alle elezioni politiche della primavera del 2013. Consigliato da amici e colleghi, in primis dall’eminenza grigia Gianni Letta, ma anche dal bisogno del proprio partito di un cambio di rotta, l’ex premier ha deciso di non partecipare alla corsa per Palazzo Chigi.

Berlusconi non si ricandida? Un’assoluta novità questa non candidatura, da quando il Cavaliere decise, nel 1994, di scendere in campo. Avrebbero potuto essere sei, ma si fermano invece a cinque le esperienze consecutive da candidato premier del centro-destra dell’imprenditore; il curriculum politico recita tre vittorie ( 1994, 2001, 2008 ) e due sconfitte ( 1998, 2006 ).

Berlusconi non si Ricandida

“Per amore dell’Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco  fare un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi spinsero a muovermi allora. Non ripresenterò la mia candidatura a Premier ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol”. Berlusconi non si ricandida, e così è scritto nella lunga nota diramata nella giornata di mercoledì, in cui si legge anche in cosa consisterà il nuovo ruolo di Berlusconi: “Ho ancora buoni muscoli e un pò di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività”.

Ma il comunicato non si ferma al mero annuncio che Berlusconi non si ricandida;  essa è anche una sorta di memoriale, a cui è affidata la difesa di questi lunghi anni di berlusconismo e dell’operato dei tre governi che hanno portato il suo nome. “Sono personalmente fiero e cosciente dei limiti della mia opera e dell’opera collettiva che abbiamo intrapreso, per avere realizzato la riforma delle riforme rendendo viva, palpitante ed emozionante la partecipazione alla vita pubblica dei cittadini”, si legge nella lettera.

Lettera che riporta anche come cambierà la classe dirigentent del Pdl: il successore dell’ex Presidente del Consiglio sarà scelto in tempi brevissimi  attraverso lo strumento delle elezioni primarie, altra new entry nel Pdl. Il Cavaliere suggerisce il 16 dicembre come data possibile, in modo da dare ai candidati tempo e modo di organizzare questa “competizione serena e libera tra personalità diverse e idee diverse cementate da valori comuni”, come la definisce Berlusconi; ma anche e soprattutto le successive elezioni, quelle politiche, che si svolgeranno nella primavera del 2013.

Ed è proprio in vista di questo gravoso impegno, che il Cavaliere non rinuncia all’immancabile attacco alla controparte politica, denunciando “una coalizione di sinistra che vuole tornare indietro alle logiche di centralizzazione pianificatrice che hanno prodotto la montagna del debito pubblico e l’esplosione del paese corporativo e pigro che conosciamo”;  e che, non finisce qui, “chiede di governare con uno stuolo di professionisti di partito educati e formati nelle vecchie ideologie egualitarie, solidariste e collettiviste del Novecento”. Insomma, anche se rinuncia a presentarsi alla corsa per Palazzo Chigi, di certo Berlusconi non intende mettere da parte la sua proverbiale foga contro i cosiddetti “comunisti”.

Ma più che del colore rosso, più o meno sbiadito, il Pdl deve al momento vedersi dalle fratture interne.

E’infatti da tempo che si evidenziano contraddizioni nel partito, date soprattutto da una fazione pro-Berlusconi e da una invece contraria ad una sua riproposizione in chiave Presidenza del Consiglio. Con la rinuncia dell’impreditore al proprio ruolo ormai storico, le spaccature avrebbero dovuto ricomporsi;  in verità ciò non è scontato e, ironia della sorte, a causa proprio del Presidente del Pdl.

Questi, infatti, aveva a suo tempo nominato Angelino Alfano non solo come Segretario del Popolo della Libertà, sed etiam come suo successore legittimo. Nella nota, però, si legge proprio: “con elezioni primarie aperte nel Popolo della Libertà sapremo entro dicembre chi sarà il mio successore”. Questa affermazione non fa, quindi, che riconoscere un fallimento della leadership dell’ex Guardasigilli; una sorta di “delegittimazione” dettata anche dal fatto che la sua è stata un’”investitura dall’alto” e non dal basso, a cui invece si fa sempre riferimento nel comunicato.

Alfano sfavorito nelle primarie del Pdl? Questo non è detto; è chiaro, invece, che la sua sarà una partenza ad handicap, perchè dall’ex mentore non è arrivata un sostegno, bensì una ritrattazione dell’operato finora tenuto. Resta adesso da vedere chi si presenterà con lui ai blocchi di partenza, per questa sorta di “semifinale” in vista della “finale” delle politiche del 2013. Già partito il toto-nomi; data per scontata la presenza di Alfano, a lui si affiancheranno quasi sicuramente Daniela Santanchè e Giancarlo Galan.

La pasionaria del Pdl, che pochi giorni fa ha proposto l’azzeramento del Pdl per riorganizzare il fronte del centro-destra, si è detta “molto contenta della decisione di Berlusconi perche’ usciamo dall’immobilismo”. Ha poi dichiarato che “le primarie sono la scelta piu’ giusta, che auspicavo da tempo, per un vero confronto all’interno del partito. Come dico da sempre, io sono pronta a candidarmi perche’ c’e’ bisogno di linee politiche diverse da offrire alla gente. E che vinca il migliore”. Infine anche una confessione da parte sua, con la dichiarazione di essere “molto invidiosa delle primarie del Pd perche’, nonostante abbiano cambiato le regole in corsa e via dicendo, la gente torna ad appassionarsi. Loro stanno dando dimostrazione di essere vivi, c’e’ confronto”.

L’ex governatore del Veneto, Galan,  ha annunciato la sua decisione al programma radiofonico “La zanzara”, senza rinunciare ad un pizzico di “rottamazione renziana”:  Mi candido alle primarie. Rappresento l’area liberale e anche una buona storia di amministrazione regionale. Uno come Scajola non lo candiderei, perche’ non corrisponde all’immagine del mio partito. Stessa cosa vale anche per Dell’Utri. Si puo’ fare anche altro nella vita, non e’ obbligatorio fare i deputati per forza”. Il pidiellino ha poi polemizzato con l’anima An del partito, affermando di fare molta fatica a vedersi nello stesso partito con La Russa e Gasparri. Pronta la risposta dell’ex ministro, che ha plaudito ironicamente all’annuncio del “collega ma non troppo”: ”Bene la candidatura di Galan, cosi’ vedremo quanto vale”.

Insomma, la dichiarazione che Berlusconi non si ricandida è una notizia dalla portata storica; rischia, però, di passare subito in secondo piano, visto che le primarie da lui auspicate si preannunciano quantomeno scoppiettanti, se non  problematiche, per il futuro del partito.



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